Caro Papillon,
sono alla stazione, i treni fischiano, le persone corrono. C’è un viavai continuo e qualcuno inciampa per la fretta. Mi ritorna in mente un film, dove dei ragazzi, lontani da quel viavai, andavano su una collinetta e guardavano i treni passare. Loro avevano scelto di non scegliere quella vita frenetica e, quei treni, che gli altri prendevano, erano la metafora di quello a cui loro avevano rinunciato.