In un paesino alle pendici degli Appennini che ormai non esiste più, custodisco dei piccoli tesori della mente. Uno di quei posti tanto piccoli da poter giocare a un nascondino gigante per tutto il borgo, ritrovandosi a strillare “Tanaaaaaaaa!” tra il fiatone e le risate per la grande corsa. Quei luoghi dove potersi avventurare senza dover far sapere a nessuno dove te ne stessi tutto il giorno, che fosse a raccogliere more dai rovi o a scoprire quanto fossero buffi i girini nel torrente. Quei posti che non esistono più, che sia un terremoto ad esserseli portati via o le gambe che si allungano ad averti fatto muovere verso altri orizzonti.