PER UNA CANZONE NUOVA

Una cosa che amavo di casa di mia nonna era il protagonista indiscusso della sala da pranzo: un vecchio pianoforte.
Era di un legno nerissimo e aveva nella bocca tasti d’avorio e tasti neri, che facevano dei suoni tremuli e sbilenchi, ormai stanchi. Se li pigiavi troppo forte vibrava dappertutto e rischiavi di far cadere tutti i soprammobili.
Mi ha sempre fatto simpatia, quella figura antica, che chissà che vita piena di avventure aveva avuto, e mi dispiaceva pensare che nessuno in quella casa lo sapesse suonare. Così, quando ho cominciato le scuole medie, avevo deciso: avrei iniziato lezioni di pianoforte.
L’accordo è un insieme di note suonate contemporaneamente. Gli accordi formati da tre note si chiamano triadi…
Che poi a me di studiare la teoria della musica non m’è mai andato giù, ma non vedevo l’ora di tornare da quel vecchio amico e farlo sorridere.
La cosa che invece mi piaceva era dare un senso a tutte quelle chiavi, crome, biscrome, toni e semitoni direttamente con le dita. Passavo da un suono all’altro, da una nota troppo alta a una troppo bassa, fino a trovare la combinazione giusta, e a quel punto il suono filava liscio, diventava pieno, esatto.
In un romanzo avevo letto che i pianoforti si scordano quando non vengono suonati. Poi avevo controllato su internet e no, non era proprio così che andavano le cose, ma quella faccenda mi aveva colpito parecchio — forse aveva pizzicato qualche corda nascosta chissà dove.
Che storia, quella dei pianoforti e della mancanza… mi ritrovavo ogni tanto a pensare.
Do minore.
Sempre a tredici anni, ho incontrato un ragazzo e quando ero con lui sentivo una melodia nell’aria. Era come se i tasti, i pedali, gli accordi suonassero chiaro, chiarissimo, come se non ci fosse alcun dubbio, come se non potesse essere che:
Do maggiore, La minore, Re minore, Sol7
Mi ero innamorata. Ero travolta da un valzer mai suonato prima… un valzer che sembrava venire da un’epoca lontana.
Che poi, ogni canzone finisce a modo suo: alcune sfumano lentamente, altre ti salutano con un ritornello più incalzante, altre ancora con un accordo ben deciso. Ma purtroppo non sempre va così. A volte succede un bel pasticcio e non si capisce mica bene il perché, ma la musica non torna. La musica inizia a stonare.
Io, gli anni dopo le scuole medie, mi sono innamorata di nuovo, sì. Ma ogni volta era come se mancasse, chessò, un’ottava, o come se la chiave di basso fosse caduta troppo in basso o la chiave di violino si fosse persa in qualche cassetto. O magari mi si era incastrato il pedale centrale e il suono si era fatto troppo attutito, o qualche corda si era tesa troppo e rischiava di saltare. Poi un giorno rivedevo quel viso e…
Do re mi fa…?
Così col tempo ho capito che anche i pianoforti si possono ammalare. I pianoforti si scordano.
E resta un rumore confuso, su cui diventa difficile ballare.
Ho scoperto che dopo ogni canzone finita senza musica, la tastiera rischia di perdersi un pezzetto. E a quel punto tocca tenersi stretti i tasti che restano, anche se suonano un po’ sempre la stessa canzone.
Ma soprattutto tocca tenere le orecchie bene aperte, che la musica sa sorprendere, sa sorprendere eccome.
Quando anni dopo ho conosciuto un’amica, ho subito sentito che suonava un minuetto tutto suo e non m’è parso vero. “Presto! Dammi una mano!”, le sono saltata in braccio, strepitando. “Mi serve un medico di musica interna, non so se mi spiego.”
Al primo incontro con il dottore in questione, ero riuscita a tirare fuori dalle tasche solo una matassa di pentagrammi aggrovigliati, mica chissà che. Ma per fortuna avevo tenuto con me la mia canzone — e lei sì che ne aveva da raccontare.
“Le corde, i tasti neri, i tasti bianchi, i pedali, le chiavi…”, gli cantava lei.
E sempre lei continuava: “Fai piano, fai forte, fai come ti pare, ma fammi ritornare tutta la musica.”
E lui, che sapeva sentirla, rispondeva:
Mi minore, Sol maggiore, Si minore, Re maggiore
Re maggiore, Fa diesis, La maggiore
Mi maggiore, Sol diesis, Si maggiore
E intanto mi scendevano lacrime su lacrime… erano note nuove.
Adriana Ferretti
Commenti (4)
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Quella del medico di musica interna è un’immagine potentissima.
Bellissimo articolo.. pardon, spartito!
Pensando a quelle note nuove, qualche lacrima è scesa anche a me <3 Grazie
“….per fortuna avevo tenuto con me la mia canzone…”
Che bella immagine hai trovato, e che nostalgia di quel pianoforte a casa di mia nonna che strimpellavo anch’io tutte le domeniche da piccola….
Bellissimo articolo!
Che bello, grazie!