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PUNTO E VIRGOLA 

PUNTO E VIRGOLA 

Mi dicono che non metto la punteggiatura, che non so metterla, che non sono capace. 

Invece io me lo ricordo bene quando alle elementari la maestra Stefania dalla classe con le finestre di legno e vetro che abbracciavano i pini ed i gelsi sulla collina in mezzo alla città, mi spiegava che ad esempio la virgola si usa per dare una pausa non troppo lunga, come una presa d’aria, scandisce il tempo, non lo ferma del tutto, lo alterna come le dune di sabbia percorse in bicicletta che sali e poi scendi e poi sali di nuovo mentre prosegui dritto verso il mare. Poi c’è il punto e virgola, mi è sempre piaciuto un sacco il punto e virgola, è più della virgola ma un po’ meno del punto, quella giusta via di mezzo tipo lo spuntino a mezzogiorno con una fetta di pane e prosciutto che non è una amatriciana ma neanche un biscotto nel caffè. È fermo come il vino buono ma si muove come la gamba della danzatrice che regala un cerchio al suo compasso. E poi se si è bravi si arriva a mettere il punto quello sì che è forte, netto, deciso, non si torna indietro, si appoggia e si scende alla fermata dopo il ‘dlin’, si scende di una riga o due dipende da quanto suona forte quel “siamo arrivati signorina”.

Insomma io l’ho capita la maestra Stefania, la teoria mi sembra chiara, però ecco se io l’aria decido di prenderla qui, o qui, saranno pure affari miei no? Sarò pure libera di respirare tanto, poco, a tratti oppure di raccontarmi la storia tutta attaccata senza respirare mai. 

Eh ma poi cambia il senso, l’intenzione, non si capisce che volevi dire. Come se quell’intenzione fosse estranea al rapporto come, che so, se si dovesse spiegare alle bambine come e se mettere la virgola quando i bambini non le fanno giocare col pallone perché è un “gioco da maschi” e ai bambini a mettere il punto quando le bambine mettono una X sulla casella “no” alla domanda ti vuoi fidanzare con me? O viceversa. 

Mentre mi vien da pensare che quei punti, puntini di sospensione, punti interrogativi e punti esclamativi lì, si imparino tra una lezione e l’altra, o nel pomeriggio quando all’uscita “vieni a studiare da me?” o il sabato e la domenica al parco al mare sulla neve o nel cortile sotto casa o nel “sali che è pronta la cena ti ho fatto le polpette, le tue preferite”, insomma nei rapporti belli autentici interessati puliti buoni ricchi, come le polpette che si sa più ci metti l’amore più vengono gustose. Insomma avete presente quando si dice ma ci fai o ci sei? Ecco io penso che la punteggiatura si è non si fa. 

Penso che le cose più belle non ce l’hanno. Come fare l’amore, dipingere un quadro, respirare la lavanda, camminare nel bosco con le foglie che da su stanno giù e senti che sono al posto giusto per farti accarezzare le nuvole. Impossibile fare l’amore col punto ed il punto e virgola, respirare la lavanda col punto interrogativo o dipingere tra parentesi. 

E magari la punteggiatura l’abbiamo inventata per capire, spiegare, regolare, trattenere, per paura che altrimenti ci saremmo persi, non avremmo più preso l’aria al momento giusto, saremmo caduti dalla bicicletta scendendo dalla duna, non saremmo scesi alla fermata corretta fino ad arrivare così lontano da non vedere più i confini. 

Penso che serva a chi ha perso la musica, perché ho visto due pianiste girarsi gli spartiti l’un l’altra e suonare ad occhi chiusi con una tale meraviglia senza parlarsi, sfiorarsi, guardarsi, andando perfettamente all’unisono.

Che il primo respiro non avvisa. Nasce. Un po’ come il primo “scendo qui” o il primo “ti amo”. 

Che a guardar bene qualche virgola poi l’ho anche messa, però insomma dai, le altre mettetele voi.

Susanna Lucatello

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PUNTO E VIRGOLA 
Foto scattata da: Susanne Fandler
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