SOLO l’OCCIDENTE CONOSCE LA STORIA?
Solo l’Occidente conosce la Storia. Ha scritto Marc Bloch: «I greci e i latini, nostri primi maestri, erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo è una religione di storici. […] è nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione». Inizia così il paragrafo dedicato alla Storia nelle Nuove indicazioni Nazionali per il primo ciclo, 154 pagine che nel mio ruolo di Dirigente scolastico ho dovuto leggere con attenzione
Brivido di freddo lungo la schiena…mah…provo a rileggere più volte e niente, il corpo mi suggerisce un rifiuto immediato e viscerale. Quindi ci sarebbe una parte di umanità geograficamente determinata (l’Occidente) che sarebbe l’unica depositaria della conoscenza della Storia e non di una Storia qualsiasi, intendiamoci, ma di quella che emerge in particolare a partire dalla diffusione del cristianesimo e dello svolgersi del dramma del Peccato e della Redenzione. Ma che davvero?
Vado avanti nella speranza di trovare qualche insenatura più accogliente. Altre culture, altre civiltà hanno conosciuto qualcosa che alla storia vagamente assomiglia, come compilazioni annalistiche di dinastie o di fatti eminenti succedutisi nel tempo; allo stesso modo, per un certo periodo della loro vicenda secolare anche altre civiltà, altre culture, hanno assistito a un inizio di scrittura che possedeva le caratteristiche della scrittura storica. Ma quell’inizio è ben presto rimasto tale, ripiegando su se stesso e non dando vita ad alcuno sviluppo; quindi non segnando in alcun modo la propria cultura così come invece la dimensione della Storia ha segnato la nostra. Nulla di fatto, il malessere aumenta…
Non ho ovviamente conoscenze e competenze approfondite e specifiche di tutta la storia mondiale ma non posso condividere l’idea che esista una “Storia” di una parte del mondo individuata come gerarchicamente superiore e l’unica depositaria di una consapevolezza culturale perché ciò presuppone l’esistenza di una parte di esseri umani superiore in quanto protagonista di quella stessa “Storia”. Tra l’altro non esiste solo la storia legata alla scrittura né tantomeno solo quella cristiana, anche dopo la diffusione del cristianesimo. Tornano in mente allora i miei studi letterari, delfini che mi aiutano a galleggiare…penso alle enormi contaminazioni del mondo orientale con la storia e la la cultura greca e romana, penso ad Apuleio e alla favola di Amore e Psiche, penso alla penetrazione di alcune divinità orientali in Italia come Bacco, Cibele o Iside, penso a tutti i commercianti, i soldati, gli schiavi, i letterati e i filosofi che hanno interagito nei secoli nel mondo e con il mondo greco -romano , penso al grande storico del V secolo a.C., Erodoto ( citato tra l’altro proprio nelle Indicazioni) che ha riconosciuto il debito della scienza greca verso quella orientale e agli Egiziani il merito di avere inventato la geometria…
Ecco già mi sembra di nuotare meglio, il respiro è regolare, sono un essere umano del mondo e la storia che mi appartiene è quella del mondo.
Certo nelle 154 pagine del testo ci sono anche tanti paragrafi e tante riflessioni interessanti e condivisibili come quelli relativi all’inclusione, all’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale o quelli relativi all’insegnamento della Geografia che almeno parlano di “mondo” e di “globalizzazione”. Le Indicazioni Nazionali, però non sono un documento qualsiasi ma il testo di riferimento per l’individuazione della rotta che ogni istituzione scolastica sceglie di seguire e quella rotta diventerà lo strumento con cui formeremo i giovani. No, non è possibile proporre una visione così piccola , esclusiva ed escludente. Da un documento così importante da cittadina e da professionista pretendo un pensiero più umano, un volo più alto.
Sara Lazzaro
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