Danno iatrogeno

Danno iatrogeno è un termine medico che si usa quando l’intervento di un medico per curare una patologia ha invece prodotto un danno.
Da molto tempo il motto dei medici è “primum non nocere”: per prima cosa non nuocere. Vuol dire che ogni volta che stai per intervenire nella professione devi prima pensare se il tuo intervento creerà un problema più grande della patologia di origine. Questo ovviamente non si riferisce agli effetti collaterali dei farmaci o alle cicatrici di un intervento chirurgico che purtroppo sono compresi nel trattamento di molte malattie, ma a eventi diversi.
Ultimamente nella mia professione mi trovo sempre di più davanti a giovani adulti che arrivano a chiedere una psicoterapia dopo un percorso nella neuropsichiatria infantile. Un percorso che inizia dalla segnalazione di un problema da parte della scuola e procede con l’invio dal neuropsichiatra che fa dei test sul bambino e che lo invia dal logopedista, dall’oculista e infine (nel migliore dei casi) dallo psicologo. La scuola provvede a fornire materiale “speciale” al bambino e magari anche un’insegnante di sostegno. Il bambino cresce convinto di essere fisicamente, cerebralmente difettoso e, se miracolosamente riesce a finire le scuole, avrà un pensiero stampato a fuoco nella mente: “Ma che mi impegno a fare? Meglio che mi accontento di un lavoro semplice, una vita tranquilla”. Pensare di lottare per arrivare dove si vuole e’ semplicemente impossibile quando dalle elementari tutti ti hanno ripetuto che eri diverso e un po’ rotto. Qualcuno più folle degli altri non si arrende e, seppur convinto di avere un buco nel cervello, va dallo psicoterapeuta. Quando questi ragazzi ormai divenuti adulti arrivano davanti a me mi ricompare davanti la frase che sta nel titolo di questo articolo: danno iatrogeno. Se insegnanti e medici rilevano un malessere, un problema in un bambino perché non si fermano un secondo a cercare di capire? Perché affidare la diagnosi a dei test? Perché non si chiedono se il loro intervento può far sentire ancora peggio quel ragazzino? Primum non nocere. Rilevare che c’è un problema che si manifesta nell’infanzia è importante, doveroso. Ma siamo assolutamente certi che abbiamo capito tutto di quel problema, di quel malessere?
Noi siamo la prima generazione di psicoterapeuti che si trova ad affrontare i primi adulti catalogati nell’infanzia come neurodifferenti. Un confronto e una ricerca su quello che c’è stato di buono e quello che non ha funzionato negli ultimi 15 anni penso sia doveroso.
Gioia Piazzi

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