PENSA POSITIVO

Dici positivo, ed oltre ad immaginare il polo della batteria pensi immediatamente al suo opposto, che come ovvio è tutto ciò che è minore, inferiore, secondario, comparativo di ciò che è poco.
Il meno infatti toglie, sottrae, riduce.
Raffredda.
Era il 26 marzo di oltre 200 anni fa e i francesi, che si erano messi in testa di fare la rivoluzione tagliandola agli altri (sai, quelle con le corone..) tra una ghigliottinata e un’altra trovarono il tempo per mettere d’accordo un po’ tutti su come si dovessero misurare le cose: l’unità di misura da oggi in poi si chiamerà metro!
Ah, e quanto è lungo questo metro?
Facile, è la decimilionesima parte della circonferenza terrestre che passa per Parigi
Poco importa che i calcoli fossero sbagliati di un paio di chilometri (a quei tempi guai a contraddirli) e che nel corso degli anni le sue definizioni siano cambiate, i francesi ne conservano ancora uno nell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure, accanto ad un cilindretto di metallo dal peso di un chilo.
Uno potrebbe chiedersi, ma perché tutta questa boria per stare a decidere con cosa misurare le cose? Un’ipotesi potrebbe essere che scoperte e invenzioni raramente sono astratte rispetto al tempo nel quale vengono realizzate.
Il successo del metro e dell’applicazione del metodo scientifico a tutte le discipline del sapere umano sembra essere dovuto al Positivismo, movimento culturale che da lì a pochi anni ebbe origine tra Francia e Inghilterra che, sebbene se le fossero date di santa ragione per un casino di anni, riuscirono in quell’occasione a trovarsi d’accordo, come Cattolici e Protestanti nel Concilio di Trento: tutti uniti contro le streghe, da oggi in poi si cambia registro!
Primo, con positivo si dovrà intendere il reale, non tutte quelle storie che non si possono dimostrare tipo che un essere umano possa influenzarne un altro come nel “magnetismo animale”, anzi tutte le ricerche dovranno essere accessibili all’intelligenza, che se non è razionale non è, punto e a capo.
Secondo, l’utile dovrà contrastare l’inutile, e quello che è utile dovrà migliorare la condizione della gente, mica soddisfare stupide curiosità di conoscenza tipo quelle dei bambini o di quei poveracci che ancora perdono tempo cercando di amarsi tra loro.
Terzo.. oh però vedi che sta cosa a un certo punto se non stai attento ti prende la mano!
Insomma secondo il positivismo il preciso doveva opporsi al vago, se no tutta la speranza diffusa con la quale metti nasciamo, e che di certo sarà delusa, avrebbe finito per farti diventare cristiano o magari buddista, ma soprattutto, e qui si che il pensiero suona davvero attuale, la certezza opporsi all’indecisione, perché passare la vita a cercare quello che fa stare bene, sostenere la fatica della ricerca di qualcosa e qualcuno che finalmente ti corrisponda, farà di te un maledetto parassita sociale
Ma come mai una tale ‘rivoluzione’, capace di sottomettere l’umano all’industria e di equipararne la mente a un computer, continua ad avere così tanto successo?
E come ha influito tale pensiero sulla nascente psicologia dell’epoca?
Come ogni restaurazione che si rispetti probabilmente, riportando il calendario al “penso dunque sono” di Cartesio, con buona pace del Romanticismo e delle ricerche sulle dimensioni del pensiero non cosciente che proprio in quel periodo iniziavano a circolare.
Al rogo quindi, oltre alle streghe, le isteriche, l’inconscio, l’ipnosi, i sogni e la fantasia, e tutto ciò che non può essere misurato pesato e controllato con la razionalità e la coscienza..
Uno potrebbe dire, si vabbè e i bambini piccoli dove li metti allora?
Quelli non hanno mica la coscienza mica possiamo trattarli come degli animaletti sottosviluppati che pretendono solo di mangiare digerire dormire e così via..
Ma no infatti, suona brutto, facciamo così deve aver pensato la psicoanalisi, che di inconscio almeno continuava a parlarne, intanto chiamiamoli polimorfi, perversi, parricidi e incestuosi, magari qualcun altro ci mette le mani più avanti, e se un giorno la tecnologia ci permetterà di individuare una parte del cervello che somiglia a un cavalluccio marino, potremmo chiamarla ippocampo e poi dire che la memoria sta li, tanto lo sanno tutti che nuota all’indietro, vedi?
E guardacaso anche stavolta le cose.. sono andate così!
Solo che poi, vuoi per un’esigenza storica, vuoi perché era un lavoro difficilissimo ma qualcuno doveva pur farlo, ad un certo punto negli anni Settanta e proprio in Italia è nato un pensiero nuovo, geniale, uno di quelli che quasi ci si arrabbia a non averlo pensato prima, ma poi finisce che ci fai pace e che un giorno anche se non sei più un ragazzino che magari te ne innamori:
I bambini, tutti, nascono umani.
Fanno, e sono, in rapporto con gli altri.
Sono fatti così, se li deludi ci restano male, e se ci vai giù pesante finiscono per rimanerci, a stare male, e sì insomma si ammalano, e proprio lì, in quel pensiero che non si può misurare o pesare, e se provi a dire a un adolescente che non si piace, sta male o è confuso, che dovrebbe essere contento di quello che è o di quello che ha, e che è il periodo più bello, o che tanti ragazzi della sua età vorrebbero essere come lui, non è che sei solo progressista accogliente umanista ed empatico.
Rischi anche di essere un potenziale assassino.
Perchè non vedi.
Non senti.
Ma parli.
Marco Randisi
Commenti (2)
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Articolo veramente bello
Penna facile da riconoscere ma contenuti inaspettati, nuovi, importanti
Grazie Marco, è un articolo bellissimo!