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I PISCHELLI E LE PISCHELLE NON DOVREBBERO MORIRE

I PISCHELLI E LE PISCHELLE NON DOVREBBERO MORIRE

Settembre è sempre un mese complicato…bisogna lasciar andare l’estate, i colori, i suoni, le promesse dell’estate.  Le giornate a poco a poco si accorciano, l’aria rinfresca, il corpo riprende i ritmi degli impegni quotidiani…riparte l’anno scolastico.

Ogni volta è diverso, ogni volta è un passaggio, si apre un nuovo capitolo, bisogna trovare un nuovo modo di essere e di stare nel mondo, anche quando facciamo finta che non sia così, anche quando semplicemente lasciamo che accada, senza pensarci più di tanto.

Questo settembre 2025 però parte con una ferita, uno squarcio che mi ha brutalmente proiettato fuori dall’estate. Nel giro di un mese sono morti due ragazzi.  Due suicidi. Una studentessa di 17 anni di Latina   che si è tolta la vita dopo essere stata bocciata per la seconda volta a settembre e uno studente di 14 anni che abitava in provincia di Latina, per motivazioni legate a presunti episodi di bullismo.  Il circo mediatico è partito subito, social media, giornali, televisione, dichiarazioni dei politici, ispezioni ministeriali nelle scuole frequentate dai due giovani. Già…la “scuola” ovviamente è stata chiamata immediatamente in causa, con modalità volutamente sensazionalistiche e talvolta violente, quasi fosse l’origine di ogni male.

Si cerca in tutta fretta un “colpevole” perché accettare la realtà di due giovani vite spezzate è doloroso, perché i pischelli e le pischelle non dovrebbero morire, non così, perché non aver capito la loro sofferenza è una nostra responsabilità, che ci piaccia o no.

Io credo sia proprio questo il punto, capire cosa non abbiamo visto, quando ci siamo distratti magari presi dal nostro ruolo istituzionale e non abbiamo empatizzato con la loro delicata e giovane realtà umana. Erano ragazzi fragili? Probabilmente sì. Il dolore, l’angoscia insopportabile che posso solo immaginare avevano radici antiche e dinamiche complesse? Certamente.  E allora?

Allora non penso che si possano scaricare sulla scuola tutte le responsabilità ma credo fermamente che prima di bocciare per la seconda volta una ragazza di 17 anni bisogna chiedersi se quella ragazza sarà in grado di sopportarlo. Perché a quell’età la bocciatura è spesso un fallimento o comunque la conferma di altri fallimenti più antichi e profondi e, siccome stiamo parlando di persone e non di numeri o performance, magari due domande sulla realtà di chi  sto“ bocciando” me le dovrei proprio fare.  Allo stesso modo se non ho intercettato la sofferenza, il profondissimo disagio, la solitudine di un ragazzo di 15 anni certamente qualcosa mi è sfuggito, certamente io quel ragazzo non lo ho “visto”.

I pischelli e le pischelle non dovrebbero morire, non così… nessuna inutile inquisizione, nessun capro espiatorio ma la consapevolezza che più di qualcosa non ha funzionato sì. E’ da qui che bisogna ripartire.

Sara Lazzaro

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