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 UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

 UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

 “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. (S. Accorsi, monologo finale del film Radio freccia).

Parole calde, emozionanti sin dalla prima volta in cui le ho ascoltate sul grande schermo e mai come ora piene di senso per me.

Ad andare via ci vuole coraggio, sempre, ma all’inizio non te ne rendi bene conto. Lo fai e basta, trascinata dalla forza dirompente di un ‘occasione, di un dolore, di una speranza di ricominciare.  La casa, i luoghi familiari, le abitudini di una vita magari ti stavano troppo strette per cui sì, all’inizio ci prendi gusto ad andartene, un tuffo nell’oceano della libertà.  Eppure, i paesaggi, gli spazi, i volti, la tua terra te li porti dentro, ti restano sulla pelle. Tu sai che sono lì, sono le tue radici, l’abbraccio sicuro da cui poter tornare.  

Quando ero piccola spesso sorprendevo mio padre, immigrato a Latina dalla Calabria, ad ascoltare le canzoni della sua terra con le lacrime agli occhi.  Allora non riuscivo a capire ma oggi so che “la terra” non è solo una realtà geografica, è la tua storia, è tutto ciò che hai vissuto o pensato, sono tutte le persone che hai incontrato, i cibi che hai conosciuto, tutti natali in cui hai giocato a tombola, tutte le pasquette del cazzeggio con gli amici…

Sarà per questo che tornando a casa per le vacanze estive ho avuto proprio la sensazione di non rientrare solo in uno spazio fisico ma di ritrovare la “mia terra”, il posto in cui si ricongiungono tutte le linee della mia storia, in cui respiro   le persone che amo anche quando non sono presenti.  In fondo è come una grande storia d’amore da cui ti puoi separare mille volte senza perderla mai.

Mi sento fortunata. Sono fortunata, molto. È vero, un paese vuol dire non essere soli e se per caso lo perdi o qualcuno te lo distrugge è una ferita straziante. Allora penso a Gaza, agli uomini, alle donne, ai bambini di Gaza che non avranno più una terra a cui tornare o da portare con sé, penso a quanto saranno soli…

Sara Lazzaro

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