SONO UN ESSERE UMANO E POSSO CAMBIARE
Caro papillon,
Prendo ispirazione da quanto detto nell’articolo “Sono bruttissima, un mostro”, in particolare quando si dice: “È chiaro, a mio avviso, che in situazioni come queste la cura non potrà che riguardare l’immagine interna, l’inconscio, perché è là che risiede il vero problema di cui soffre il paziente…”
Spesso mi trovo ad ascoltare testimonianze di amici e conoscenti sui tipi di terapia che svolgono. Nella maggior parte dei casi il terapista è un amico, qualcuno che ti dà dei consigli: “ guarda in quella situazione fai così vedrai che andrà meglio”. Qualcuno che ti dà la proverbiale pacca sulla spalla.
In altri casi l’unico obiettivo del terapista è riuscire a mettere un’etichetta sul tuo tipo di disturbo. In quel caso la terapia è forse peggiore, non c’è alcun tipo di rapporto, parte tutto da un questionario che non tiene conto minimamente della tua storia e dei tuoi affetti.
Ultimamente sono arrivato a rendermi conto di quanto queste idee di terapia siano comode. Non c’è alcuna possibilità di mettersi in crisi, si inizia un percorso di cura con un idea di se stessi e del rapporto con l’altro che non cambia minimamente, “ sono fatto così, mi sembra impossibile cambiare”.
La sensazione è che in questi casi non ci sia alcuna idea di cura ma assomiglia più a un sostegno. Credo che bisogni avere la resistenza e la speranza che ci sia qualcosa di meglio lì fuori qualcosa che ci faccia dire: “sono un essere umano e posso cambiare”.
Edoardo Cialfi
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