IL GIACINTO BIANCO

Suona il citofono, “una consegna per te!”
È così che incontro per la prima volta, il giorno del mio compleanno, un piccolo bulbo di giacinto. Un regalo inaspettato di un’amica!
Se ne sta lì a profumare l’ambiente e risplendere tra gli smeraldi di foglie che incorniciano quel fiore bianco e maestoso che a guardare bene poi sono tanti piccoli fiorellini di petali come di perle bianche, pure, che insieme creano una tale perfezione.
È dolce e delicato ma si fa notare su quella mensola di legno.
Passano distrattamente i giorni e senza neanche accorgermene il verde delle foglie non brilla più, il fiore sembra spento, appesantito, è come se guardasse giù. Quella lucentezza che emanava è scomparsa.
Erano forse state la troppa freddezza e indifferenza a provocare tutto questo?
Il conforto di avere un bel soprammobile da esibire a tutti, l’inganno di qualcosa di vero e profondo celato dietro comportamenti fatui, vuoti. Era comodo avere qualcuno accanto per non sentirsi soli, qualcuno che sapeva riempirmi fino a soffocarmi di troppi e continui regali materiali, attenzioni e premure smisurate che lentamente invadevano tutto il mio spazio e il mio tempo.
A poco a poco ero stanca, non mi sentivo più libera ma imprigionata in un meccanismo dal quale non riuscivo a sgattaiolare, un vortice continuo e costante, che mi portava verso il fondo.
La superficialità con la quale ho chiuso gli occhi troppe volte, mi ha resa complice?!
Come se all’improvviso un forte temporale si fosse abbattuto su quel fiore un tempo vivace.
Confusa, volevo credere che fossero giorni tiepidi che annunciavano una primavera anticipata e invece era ancora inverno inoltrato, il termometro scendeva e segnava lo zero. Ho visto grandi nubi all’orizzonte nere cariche di rabbia, sopraggiungere per poi scagliarsi volutamente su quel bocciolo con una tale violenza che ancora ferisce.
Capitava che un piccolo e tenero germoglio nonostante tutto facesse capolino, a dispetto di quella brutalità, non smetteva di sperare, si beffava di tale delirio ribellandosi con nuova linfa… ed è lì che i fulmini prendevano fuoco.
Quei piccoli petali ora sono sparsi a terra bagnati, di lacrime.
Che ne è stata di tanta bellezza e compagnia in quella stanza assolata e accogliente, di quei calici di vino sorseggiati insieme fino a tardi. La complicità e l’euforia nel vedersi, nel giocare tra sguardi e pensieri leggeri si è presto trasformata in qualcosa che non riesco ancora a comprendere.
Inizia a mancare l’aria, il sole rovente delle giornate trascorse insieme al mare si è trasformato in uno strato di gelo, l’erba dove passeggiavamo a pedi scalzi è piena di massi.
Non è più tempo di camminare vicino ubriachi di gioia.
Ho deciso di spostare il fragile vaso da un’altra parte, per provare a scorgere oltre e sentire altro, dove ora quella piccola gemma è immersa nella luce, le radici affondano nella terra umida e al riparo delle intemperie. Allontanarsi da chi non voleva che io splendessi e mi realizzassi.. che fossi semplicemente felice, è faticoso ma non impossibile, ci vorrà del tempo e tanta cura per fiorire rigoglioso… lo so. Coraggio costanza e un pizzico di fantasia mescolati insieme sapranno riportare lo splendore originale, anzi sicuramente ancora più di prima.
Osservo il giacinto mentre una farfalla gialla si posa leggera e distratta su di lui, un’ape gioca a succhiare il nettare.
La piantina si è mossa, come se facesse cucù alla ricerca dei caldi raggi del sole in cerca di luce e calore, è affascinante e sorprendente la natura, umana!
«Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.» (Antoine de Saint-Exupéry).
Laura Sarnacchioli
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Sebbene alcune volte un nuovo inizio può fare paura, leggere la tue parole è emozione pura.
E anche qui una lacrima è scesa, grazie ❤️