PEDRO PEDRO PEDRO..

Non è solo il ritornello della canzone della grande Raffaella Carrà, ma anche un omaggio al terzo governo consecutivo presieduto da Pedro Sanchez, attuale primo ministro Spagnolo.
Visto che dalle nostre parti la continuità politica (democratica!) non è propriamente di casa, ho cercato di capire quali potessero essere le ricette adottate dalla sua coalizione, il Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) che governa insieme a Unitas Podemos, e devo dire che sono rimasto molto sorpreso, per non dire sbalordito..
Dalle politiche sociali alle manovre economiche, dalla gestione dei migranti alle riforme del lavoro, la Spagna sembra aver deciso di fare da esempio per tanti paesi dell’Unione Europea la cui costituzione, per amor di verità in un’epoca di fake news, è nata per difendere e trasmettere valori tipo la dignità umana la democrazia, l’uguaglianza, e lo Stato di diritto.
Come si traducono così tante belle parole in scelte politiche?
Partendo dall’economia (Sanchez è stato docente universitario di Struttura Economica e Storia del Pensiero Economico) l’aumento del salario minimo da 740 euro a oltre 1.000 e la riforma del codice dello Statuto dei lavoratori (per limitare il ricorso a contratti a tempo determinato), hanno contribuito a far ripartire il paese dalla stagnazione, aumentando reddito e capacità di spesa dei cittadini, così come la scelta di proporre abbonamenti ferroviari validi in tutto il territorio nazionale a costi contenuti (dai 30 ai 60 euro a seconda dell’età dei viaggiatori) ha permesso di ‘distribuire’ le maggiori risorse all’interno del paese stesso, aumentando il turismo interno e creando un circolo virtuoso.
Anche la scelta di separare il prezzo del gas da quello dell’elettricità ha avuto l’effetto sperato: la riduzione di bollette e costi di produzione ha favorito il risparmio delle famiglie e la competitività delle imprese.
Quanto alla ‘creazione dei posti di lavoro’ la Spagna in 10 anni ha investito quasi 7 miliardi di euro in programmi di formazione-lavoro, estesi alla popolazione ‘straniera’ in modo da favorire l’accesso all’impiego per tutti, e anche le politiche migratorie sono state orientate all’insegna dell’inclusione: oltre 600.000 persone giunte nel paese dal 2022 sono state inserite nel tessuto lavorativo regolare, rappresentando oggi il 13% della forza lavoro complessiva e il 20% della crescita del PIL.
Di sicuro la loro provenienza (la maggior parte dall’America latina) è stato un fattore favorevole all’integrazione, sia per la lingua che per la comune tradizione cattolica, ma anche su questo c’è un dettaglio che proprio dettaglio non è: il Governo della ‘cattolicissima’ Spagna è infatti affidato da oltre 8 anni ad un premier dichiaratamente ateo!
Certo, Sanchez ha avuto anche i suoi problemi, con scandali che lo hanno coinvolto da vicino (la moglie è stata al centro di un’indagine per corruzione, poi archiviata) ma il fatto che per distogliere l’attenzione dai propri guai non abbia scatenato nessuna guerra e anzi continui ad opporsi con fermezza alle scelte disastrose di Trump and Co. sembra dare i suoi frutti.
Sugli Esteri infatti le sue scelte sono state chiare e inequivocabili:
Oltre ad essersi opposto agli USA, rifiutando di offrire le basi militari presenti sul proprio territorio per dare supporto alla guerra contro l’Iran perché fuori dal diritto internazionale, da oltre due anni la Spagna è il paese europeo con le posizioni più ‘dure’ su Gaza.
Nel corso del 2024, il suo governo ha prima riconosciuto lo Stato di Palestina, gesto che ha portato Israele a ritirare la sua ambasciatrice, e poi co-presentato una risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per coordinare azioni diplomatiche ed economiche contro il Governo Netanyahu, oltre ad aver sostenuto la missione della Freedom Flotilla in termini di logistica, equipaggi e mobilitazione civile.
Non mancano nemmeno iniziative più ‘popolari’, come il boicottaggio alla Vuelta dello scorso anno (il giro d’Italia spagnolo) o il possibile ritiro dall’Eurovision del 2026.
Quanto alla politica interna, la scelta di Sanchez di presentare le dimissioni dopo i risultati scadenti alle elezioni regionali potrebbe aver contribuito a rafforzare la stima dell’elettorato, che infatti lo ha premiato rinnovandogli la fiducia alle successive consultazioni.
Che la coerenza sia merce rara e per questo ancor più apprezzata?
In ultimo, il suo governo ha recentemente approvato un decreto per ‘creare un catalogo statale di simboli e vestigia franchiste’ finalizzato alla loro rimozione: si stima infatti la presenza di oltre 4000 simboli di esaltazione fascista in tutta la Spagna.
Vista l’aria ‘nostalgica’ che tira dalle nostre parti, mi pare un buon modo per fare i conti col passato, vista la capacità di certe minoranze di organizzarsi per prevalere..
Insomma sembra che l’alternativa spagnola ispirata alla democrazia sociale, alla coesione e alla cooperazione per la salvaguardia dei diritti umani, sebbene assai più faticosa della scorciatoia autoritaria legata alla legge del più forte, faccia bene alla longevità politica.
Forse il potere logora chi pensa di non averlo quindi dai, andiamo a votare.
In tanti, sempre.
Marco Randisi
Commenti (3)
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Grazie di questo sguardo così profondo e approfondito.
Avevo la sensazione che dalla Spagna soffiasse un vento positivo… E ora so perché!
Andiamo a votare!
Ora che si é votato per il referendum sarebbe un’occasione d’oro per il nostro campo largo.. di prendere molti spunti da questo programma e farne un vero e proprio manifesto che unisca tutte le forze di sinitra.. Solo uniti si potrá vincere in futuro, ma serve onestá, coerenza, chiarezza, convinzione di lottare per i diritti umani, una visione nuova della societá. Contiamo sulla spinta dei tanti giovani (e dei giovani nel pensiero..) che si stanno muovendo in questa direzione. Adelante!!
Adelante, sì, con juicio, si puedes… 🙂 parlando non soltanto di primarie ma soprattutto di idee e di programmi, come in tanti stanno chiedendo in queste ore alla nostra sinistra, con una consapevolezza nuova, merito sicuramente anche dell’esempio del governo spagnolo, così fragile sulla carta, eppure così coerente e coraggioso nelle sue politiche.
Articolo molto interessante, grazie…