FUORI DA QUELLA FINESTRA C’E’ UN MONDO CHE TI ASPETTA

Scusi prof, posso parlarle?
Camilla (nomi di fantasia) piange: “Mia sorella qualche anno fa ha tentato il suicidio.
Mia madre e mio padre litigano in continuazione. So che lei martedì esce il pomeriggio. Posso venire per un abbraccio?”
Paola e Simona: “Siamo preoccupate per la nostra amica. Abbiamo scoperto che si taglia, i suoi genitori lo sanno, ma lei è sempre triste e noi non sappiamo come aiutarla”.
Gabriele ha il papà malato di cancro al cervello, aspetta che tutti escano dall’aula e mi dice che ha scritto un libro, mi consegna sei pagine. Torno a casa, leggo, sono piene di sconforto, di rovine, di polvere di acciaio consumato; è solo, tutto intorno è desolazione e termina il suo racconto scrivendo che l’inevitabile è essere divorato da un essere immondo.
Chiara accompagnata dalla sua migliore amica: “Non so cosa fare, la mia vita è un disastro, studiare diventa sempre più difficile, mia madre tutte le sere si ubriaca e mio padre è violento”.
A dodici, tredici o quattordici anni non dovresti mai sentire che il mondo è troppo pesante da sollevare, ma so che a volte la casa non è il rifugio che vorresti e i libri sembrano montagne impossibili da scalare.
A volte, quando le cose in famiglia vanno male — discussioni, silenzi pesanti, assenze — ti senti come se fossi sbagliato, come se il tuo futuro fosse già scritto. Non è così.
Tu sei il capitano della tua nave, anche se ora ti sembra di essere in mezzo a una tempesta di cui non hai colpa. Quello che succede tra gli adulti non definisce il tuo valore. Tu sei una persona a sé, piena di luce, che merita di brillare indipendentemente dal caos che ha intorno.
Prova a pensare allo studio come la tua chiave per la libertà. Capisco che mettersi a studiare la rivoluzione industriale o le frazioni sembri inutile quando hai il cuore sottosopra. Ma guarda i libri in un modo diverso: sono la tua via d’uscita.
Ogni cosa che impari è un mattone che metti per costruire il muro della tua indipendenza.
Studiare ti permetterà, un giorno, di scegliere dove vivere, con chi stare e che vita fare. Non farlo per il voto, fallo per fregare il destino e decidere chi diventare.
Dici che la vita è brutta? Ti capisco, ci sono giorni in cui sembra grigia.
Ma la bellezza non è un fuoco d’artificio gigante; è più simile a una lucciola, è fatta di piccole cose.
È la risata con quel compagno di banco un pò folle.
È la canzone che ti fa venire i brividi nelle cuffie mentre torni a casa.
È il fatto che, nonostante tutto, sei qui e hai una sensibilità che gli altri nemmeno immaginano.
Un piccolo consiglio da prof: se oggi non riesci a studiare 10 pagine, studiane una. Se non riesci a sorridere, non farlo. Ma non smettere mai di credere che fuori da quella finestra c’è un mondo che ti aspetta e che ha bisogno di te, della tua unicità.
Le tempeste non durano mai per sempre. Il mare si calma, e quando succederà, tu sarai un navigatore incredibile perché hai imparato a guidare tra le onde più alte.
“Io li conosco i domani che non arrivano mai
Conosco la stanza stretta
E la luce che manca da cercare dentro
Io li conosco i giorni che passano uguali
Fatti di sonno e dolore e sonno
per dimenticare il dolore
Conosco la paura di quei domani lontani
Che sembra il binocolo non basti
Ma questi giorni sono quelli per ricordare
Le cose belle fatte
Le fortune vissute
I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci
Questi sono i giorni per ricordare
Per correggere e giocare
Si, giocare a immaginare domani
Perché il domani quello col sole vero arriva
E dovremo immaginarlo migliore
Per costruirlo
Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare
Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno
Adesso però state a casa pensando a domani
E costruire è bellissimo
Il gioco più bello
Cominciamo… “
(Ezio Bosso)
Gabriella Grandoni
Commenti (5)
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❤️
Mi hai catturata con le tue parole, dando vita a un sentimento.
Bellissimo, mi hai fatto venire in mente una sua intervista a Propaganda di qualche anno fa. Era piena quarantena e lui, già ampiamente provato dalla malattia, rispose così a Bianchi che gli chiedeva “come va?”. “In questo momento ho imparato una cosa, che mi chiedo più come va per gli altri, come va intorno a me, come va nel mio paese, come va per i miei fratelli […] e passo più il tempo a chiedermi come va e a sognare domani”. Ecco, anche la tua lettera è piena di speranza proprio perché è la traduzione di un interesse per dei ragazzi di una generazione che vive un presente difficilissimo. Ed essere docenti non è garanzia di ciò, anzi. Magari avere ascoltato queste parole da un prof nei miei 16 anni. Grazie
Sei la prof da augurare a tutti! bellissima lettera
Bellissima lettera Gabry, triste per la dura realtà che ci racconti da prof ma piena di forza, di speranza. Dà una forte spinta a ‘costruire’ oggi per un domani migliore, per i ragazzi e non solo.