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UN, DUE, TRE… STELLA (STAI LA’!)

UN, DUE, TRE… STELLA (STAI LA’!)

Prendo spunto da un interessantissimo post scritto dalla collega dott.ssa Ludovica Turchetti sul suo profilo social e da un fatto accaduto a me per parlare di un tema già affrontato su questo blog e in altri ambiti, tema molto caldo in questo periodo a causa dell’inizio del nuovo anno scolastico: le certificazioni.

Che poi di “caldo” c’è ben poco considerando come se ne parla in molte occasioni.

Le considerazioni della collega sono molte ma vorrei riportare alcuni punti riguardo alle diagnosi:” …perché è così importante? Perché quella del bambino conforta tanti genitori e dà linfa a tante insegnanti?… Perché rendi sicuri, dà un contenimento, un riferimento nero su bianco, sappiamo subito come siamo fatti e abbiamo la gioia di non metterci una vita per capirlo. Se poi possiamo farlo anche per i nostri bambini, ma che felicità, sventata una montagna di fatica. Su una classe di 22 bambini ad oggi almeno 8 sono certificati, io dico sempre QUANDO GLI 8 RAGGIUNGERANNO PIANO PIANO IL NUMERO TOTALE, MA CHE SUCCEDERÀ? Torneremo alle classi differenziali, come in guerra, spiace, ci siamo vicinissimi, in alcuni posti del mondo esistono già…”

La finestra della mia camera da letto si affaccia sul cortile interno di una scuola elementare, raramente sono a casa in orari tali da sentir entrare i bambini, da ascoltare le loro mamme che si confrontano tra loro sulla scuola o le insegnanti e ancora meno spesso posso vedere i bimbi giocare fuori nell’ora della ricreazione.

Il caso vuole che nei giorni passati tutto ciò è accaduto così ho potuto osservare e ascoltare alcuni dettagli che hanno animato pensieri e riflessioni.

In uno di questi giorni che sono rimasta a casa, alcune mamme si sono soffermate nel cortile dopo l’ingresso dei piccoli e parlando tra loro raccontavano che forse quest’anno qualcuno dei loro figli avrebbe dovuto fare degli approfondimenti. Alcune mi sembravano seriamente preoccupate perché penso che un genitore senta un forte senso di responsabilità se a dare questa indicazione è “chi ne sa più di loro” (le maestre). I temi erano più o meno gli stessi: la difficoltà a stare concentrati, a stare seduti, a stare fermi, a stare attenti.

Dopo questo confronto chi con più certezze sul da farsi chi ancora perplesso e indeciso si salutano e io mi riaddormento un po’.

Più tardi mi svegliano i bambini che nell’ora della merenda escono fuori perché la bella giornata di sole lo permetteva; alzo la serranda della mia porta finestra e, come spesso accade, mi metto sulla mia bella poltrona di vimini al sole col mio tè allungato con latte.

Stavolta non sono solo voci nel cortile da dietro la serranda. Stavolta l’immagine è bellissima e mi emoziona un po’. Mi chiedo chissà quale di questi bambini è quello distratto, chi quello che non riesce a stare fermo e chi non riesce a concentrarsi.

Mentre giocano a UN, DUE, TRE, STELLA io li vedo tutti attentissimi, tutti che sanno perfettamente quando stare fermi rischio esclusione dal gioco, tutti concentratissimi a rispettare scrupolosamente le regole.

Eppure, mi dico, qualcuno di questi bambini deve essere per forza uno, due, tre di quelli che gli esperti ritengono opportuno e suggeriscono ai genitori di fargli fare “approfondimenti”.

Alla fine del gioco mi sono chiesta se non sia forse sbagliata la richiesta/pretesa che hanno gli adulti verso i bambini piuttosto che le risposte di quest’ultimi.

Mi chiedo se non vada apportata qualche modifica nel sistema scolastico per fare in modo che il bambino impari divertendosi.

Mi chiedo inoltre se non dovremmo noi adulti essere in grado di comprendere le motivazioni più profonde che possono nascondersi dietro l’insofferenza o le difficoltà di un bambino che fatica a stare in alcune situazioni.

I più piccoli non sanno dirlo a parole, comunicano in altri modi; forse dovremmo osservare di più e saper comprendere e vedere l’invisibile. So che è roba da supereroi “vedere l’invisibile” ma questo è quello di cui i bambini credono capaci gli adulti. Non deludiamoli.

Forse dovremmo etichettare e certificare di meno.

La collega Turchetti lo dice meglio di me quando descrive le certificazioni come un “conforto” sottolineando che lo è per tutti ma non per i bambini.

Lo so che ci sarebbe ancora molto da dire e spero si faccia sempre più spesso; ora concludo perché so che qualcuno deve ancora digerire il fatto che per anni non sapeva che il gioco dicesse “STAI LA’” anziché “STELLA!”.

A me lo hanno insegnato dei bambini. I miei supereroi dai poteri strabilianti.

Valeria Verna

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