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SUCCEDE SEMPRE D’ESTATE

SUCCEDE SEMPRE D’ESTATE

Succede sempre d’estate, di fare la macedonia con anguria, melone, fragole, pesca, albicocca e ciliegie, solo dopo averle messe alle orecchie fingendo di avere dei nuovi orecchini di rubini e solo dopo averne mangiata una, che se è la fortunata ‘prima ciliegia dell’anno’, custodirà un desiderio, mai uguale ad altri già espressi, sempre diverso da quelli che verranno dopo, altrimenti si sa, non si avvera. 

Succede sempre d’estate, di lasciarsi cullare dalle onde di un’amaca a righe colorate, appoggiata a sud su una quercia ruvida ed a nord su un faggio liscio perla, e sentire sullo sfondo le cicale raccontare l’amore e le sue forme ed in alto il sole rivelare i suoi segreti alla luna. 

Succede sempre d’estate, di innamorarsi fortissimo sul tetto di una casetta di legno che sa di sale, con la pelle mossa come il mare e gli occhi dritti sulla più grande distesa di blu mai pensata, contando le scie delle luci del mondo e disegnando con le dita il profilo di lei e poi quello di lui e trovare a toccarsi con gli indici opposti, incontrando la pelle sulla stella più luminosa. 

E poi succede sempre d’estate di riscoprirsi fuoco. 

E no, non parlo del fuoco ardente delle strade di città, di questo caldo arrabbiato che ci chiede aiuto, o di quello dello zodiaco, che oggi schiera in prima linea uno dei suoi segni di fuoco per eccellenza, a cui chissà se Simon & the Stars concederà più fortuna amore o denaro, sempre che non abbia Saturno contro e la Luna in Acquario! 

Ci si riscopre fuoco non so bene esattamente in quale momento, se durante il falò sulla spiaggia in una notte umida piena di sogni e canzoni, o se incantati davanti ai fuochi d’artificio grandi enormi indefinibili metallizzati, sfrecciando su una moto in un campo di girasoli, con l’aria peperoncino sugli zigomi e fermando il motore solo quando la musica decide di avvolgere le scintille dorate del cielo e inizia a danzarci sopra pazzamente e le mani, intrecciate come le radici di un salice, si stringono forte per sentire se il cuore tiene il tempo dell’altro.

Credo ci si riscopra fuoco nel momento in cui ci si accorge che il fuoco, anzi la fiamma per l’esattezza, non ha ombra. 

Allora la scienza ci viene in aiuto e dice che la fiamma è costituita da gas, il che vuol dire che la sua composizione intrinseca (fisici di tutto il mondo esprimetevi!) fa sì che non possa bloccare la luce proveniente da altre sorgenti e la lasci passare indisturbata. 

Ancora meglio, la fiamma è prodotta da un processo di combustione che emette a sua volta fotoni (particelle di luce), quindi vien da sé che non possa creare un’ombra, generata, al contrario, solo se qualcosa blocca o assorbe il fascio di luce. 

Quindi in sostanza, non solo lascia la luce altrui passare indisturbata, facendole spazio tra gli atomi, come si fa spazio la linea che traccia lo sciatore sulla montagna fresca di alba appena nata, ma è essa stessa fonte di luce. 

Un po’ come quando intrecci forte le mani, non per fermare chi ti regala quella stretta, ma per usarle poi meglio, le tue, per scrivere, disegnare, costruire, impastare, accarezzare, coltivare, le sue, per leggere, parlare, suonare, modellare, riparare, sentire o il contrario o un po’ di tutto o tutto quanto insieme. E queste cose di mani, le si farà tenendosi stretti che c’è vento forte come dice Guido Catalano o ognuno da solo, chi può dirlo, ma che importa guarda che luce nuova ha creato quella stretta.

Oppure come quando cammini a riva sulla sabbia bagnata e vedi le impronte grandi e piccole in fila allontanarsi fino alla torre in fondo al litorale, lo vedi che sono grandi e piccole ma non della tua misura ed un po’ per volta disegni quindi la tua di linea che va dritta, poi gira a sinistra, poi fa un salto e poi chissà.

Non è forse questo che siamo, luce che si accende e fa brillare in un giro infinito dove chi fa luce illumina e viene illuminato? 

E nelle mani intrecciate e nei passi bagnati non c’è spazio di ombra, che definisce, ricalca, contiene, ferma, questa bellezza di movimento. 

Che poi se ci pensi, che forma ha un essere umano? 

Metti le ombre cinesi che fanno il cane che dorme o la farfalla che vola, e la storia di loro, allora si che si riconosce, l’orecchio del cane dritto sul più piccolo rumore dietro alla siepe o le ali della farfalla pronte a viaggiare verso un fiore, ma come la disegni con le ombre, la storia di un viaggio verso una città affacciata sul Mare del Nord, che sa di cannella e biciclette, solo per sentire una voce, una chitarra ed un’armonica raccontarti di tuo padre mentre, in un teatro gentile con i lampadari pieni di luci che ti illuminano il viso che sa di sale, l’amica di una vita chiude gli occhi accanto a te e sulle note di Good Love Die, saluta il suo grande amore?

È solo luce e niente ombra.

Che la forma di un essere umano non la puoi disegnare perché servirebbero infinite dimensioni e queste non bastano. 

Vai a vedere che Peter Pan, in fondo, ci aveva visto lungo a perdersela, quell’ombra “adulta”, che questa storia che le cose profonde, intime, proprio perché stanno lì sotto, debbano essere oscure, paurose, inconoscibili, direi che ha fatto il suo tempo. 

E magari la Wendy di turno, cambia mestiere e invece di cucire addosso le ombre agli altri, decide di vivere anche lei in un’isola piena di fantasia. 

Bennato l’ha scritto d’altronde:

E non è un’invenzione 

E neanche un gioco di parole

Se ci credi ti basta, perché 

Poi la strada la trovi da te” 

E allora riscopriamoci fuoco, facciamo l’amore con terra, acqua ed aria, creiamo qualcosa di nuovo, come quando il giallo incontra il blu e crea il verde.

E che sia estate di fiamma, magari all’ombra di un salice, mentre dentro, fuori, intorno, è tutta luce.

Susanna Lucatello

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Foto scattata da: Breno Cardoso
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