LA SCIMMIA AUTISTICA

La psichiatria, per darsi una veste scientifica, si sta sempre più appiattendo sulla genetica, sullo studio del cervello e del comportamento manifesto perdendo così di vista l’essere umano, la sua mente che non è il cervello. Tutto ciò sta oltretutto dando luogo ad un numero sempre maggiore di bambini etichettati con disturbo del neurosviluppo, che dovranno portarsi questo marchio cucito addosso per tutta la vita.
Altre impostazioni teoriche, che potrebbero permettere una comprensione reale della mente umana, vengono ignorate dalla comunità scientifica
Marco Michelini
Buongiorno a tutti. Oggi volevo prendere spunto da un articolo che è uscito su Repubblica il 13 settembre dal titolo “L’autismo? è scritto nella nostra evoluzione” e comincia così: se l’autismo è diffuso prevalentemente negli esseri umani e solo raramente negli altri primati, è perché le sue radici sono scritte eccetera eccetera. Da un punto di vista evolutivo, molti scienziati ritengono che condizioni come l’autismo e la schizofrenia siano unica degli esseri umani. I comportamenti associati a questi disturbi, infatti, sono rarissimi nei primati non umani. Allora partiamo da qui. Questo articolo ci interessa, ma nel senso che poi non è che dica niente di nuovo, ci permette solo di fare una serie di considerazioni, ma perché questo articolo è corredato da una videointervista a un neuropsichiatra infantile importante, il professor Vicari.
Entro subito nel merito, questo cercare di trovare il parallelismo tra gli animali e gli esseri umani. E vediamo un po’ da dove nasce, perché noi dobbiamo considerare una cosa, la psichiatria è sempre stata considerata la parente povera, della medicina, quella meno scientifica, la Cenerentola, no? E da un po’ di anni – un po’ troppi secondo me – a questa parte, per darsi una veste di scientificità, si è appiattita completamente sulla genetica, sullo studio del cervello e del comportamento osservabile. Questo le ha impedito di cogliere il salto che c’è tra gli animali e l’essere umano. Infatti l’animale una volta che ha soddisfatto i suoi bisogni del corpo, che abbiamo anche noi, ha risolto, fila liscio, ha risolto tutti i suoi problemi. volta che ha mangiato, ha certe condizioni… l’essere umano no perché l’essere umano ha, a differenza degli animali, una mente che necessita anche lei di essere alimentata, diciamo così, dal rapporto interumano. È fondamentale per l’essere umano il rapporto interumano. Non basta che siano soddisfatti i bisogni del corpo. Se si perde di vista questo, la psichiatria perde il suo oggetto di studio.
Oltretutto io faccio notare una cosa: questa modalità di intervento non sta ottenendo questi grossi risultati perché l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sta dicendo che nell’arco di pochi anni la depressione sarà la malattia più diffusa nel mondo, più dei disturbi cardiovascolari, a fronte di un consumo di antidepressivi enorme. Ce la vogliamo fa qualche domandina? Perché poi dobbiamo cercare di capire che questo discorso di riportare tutto alla genetica, agli animali… cioè tenete presente che gli antidepressivi vengono testati sugli animali. Ma ce ne sono tante di queste cose, però per dirvene una: rendono il topo ipocinetico, sapete come fanno? Lo mettono in una vasca con l’acqua e questo cerca di uscire, ma lda questa vasca non può uscire e ad un certo punto rinuncia, si ferma e diventa, per l’appunto, ipocinetico, non si muove più. A quel punto loro gli danno delle sostanze fino a che non vedono che questo topo si riattiva. Ecco, quello sarebbe il modello della depressione. Anche nella depressione maggiore c’è questa situazione qui, per cui il paziente non si alza dal letto. Io vorrei veramente tanto vedere lo psichiatra che rispetto al paziente che non ce la fa ad alzarsi dal letto gli dice “Stia tranquillo, non si preoccupi perché pure il sorcio era uguale, identico a lei. Adesso gli abbiamo dato sto farmaco e zompetta come un grillo!”.
Ecco, insomma, adesso al di là delle battute, però cerchiamo di di capire che veramente la situazione è drammatica perché poi, appunto, in questo articolo si parla della diffusione dell’autismo. Perché è aumentato a dismisura, ci sono dei de dei numeri che mettono paura. Negli anni ’80, non si sa se un caso ogni 2.500 persone veniva diagnosticato con come autistico, qualcuno dice addirittura uno ogni 10.000 e arriviamo oggi a uno ogni 50-60 bambini, che è una cosa mostruosa. Nell’intervista si dice che è perché sono aumentati i fattori di rischio e siamo diventati più bravi a diagnosticare, ma noi nel nostro canale YouTube abbiamo varie interviste che sottolineano come ci sia un abuso di queste diagnosi. Su questi argomenti vi invito a andare a rivedere sia il nostro blog che spesso ha trattato questi argomenti, sia le tre interviste, al dottor Benedetti, al dottor Iosa e alla dottoressa Turchetti. Sono tutte molto interessanti, ci spiegano un sacco di cose. Ma quello che a me interessa è che tutta questa attenzione nei confronti dei bambini potrebbe essere una cosa estremamente positiva, no? Il punto è che tutto ormai è diventato considerato disturbo del neurosviluppo. Tutti i DSA, (disturbi specifici di apprendimento) sono genetici, disturbi del neurosviluppo. L’ ADHD la stessa cosa, l’autismo lo stesso. Per cui finiscono per essere delle etichette affibiate a sti ragazzi che poi se le porteranno avanti per tutto il resto della loro vita. A me sembra una sorta di razzismo mascherato, cioè: “tu sei diverso e sempre sarai così!”
Lasciamo perdere poi tutto il circo che c’è intorno a ste cose, lasciamolo davvero perdere.
Andrei invece sulla seconda domanda della giornalista, in cui dice al professore, “Senta, sfatiamo una volta per tutte queste teorie bizzarre, questi falsi miti, che l’autismo sarebbe dipeso da una carenza d’affetto da parte dei genitori!” Allora, sì, d’accordo, per carità, la scienza… che poi parlano di scienza, si riempono la bocca, ma insomma…E scusate, faccio notare che le cose che sto dicendo io non è che le dico io, perché io chiaramente faccio riferimento a discorsi teorici importanti ai quali fanno riferimento una marea di psichiatri e psicoterapeuti che però è come se venissero esclusi dal mondo scientifico.
Rispetto a questa teoria bizzarra, vi ricordate che c’era tutto il periodo in cui si parlava della madre schizofrenogena, delle madri frigorifero? Però io faccio notare una cosa, più volte ho avuto modo di parlare con donne che mi hanno detto che tutto il periodo dell’allattamento per loro è stato complicatissimo, difficilissimo. Mi ricordo perfettamente una signora che mi diceva di essersi vissuta come “una vacca da mungere” con la sensazione di aver attaccato al seno un animale, quindi con un senso di repulsione che si è portato avanti durante tutto questo periodo vivendolo malissimo. E allora dico, ma è così bizzarro pensare che quel bambino che sta in quel rapporto così profondo, così totale con la propria madre, che lo rifiuta, non senta a niente? Per cui tutte teorie bizzarre. Io non sto dicendo che questa è la causa dell’autismo però pensiamoci.
Poi si dice che questo colpevolizza le madri. Io non penso per niente che sia da colpevolizzare le madri. Io penso che sia da colpevolizzare una società che ha da sempre distrutto le donne e poi pretende che la donna sia tanto sana da riuscire a fare un rapporto perfetto col bambino in una situazione di rapporto che è estremamente impegnativa, cioè che richiede una sanità non solo del corpo ma anche psichica a prova di bomba, perché quello è un rapporto davvero totale. E questa difficoltà lo testimoniano le tantissime depressioni postpartum e anche tante altre situazioni che forse sono anche ben più gravi delle depressioni postpartum e fra l’altro non mi risulta che le scimmie abbiano una depressione postpartum, ma una domandina ce la vogliamo fare?
Ma se la psichiatria si occupasse di questi problemi, forse potrebbe dare un contributo anche alla società, nel senso di piantarla con questa distruzione sistematica delle donne! La colpevolizzazione delle donne, non c’entra niente. Qui gli unici ad essere colpevolizzati, gli unici a portarsi l’etichetta sono i bambini. con queste diagnosi genetiche per cui tutto il contesto è assolutamente deresponsabilizzato e loro si devono portare sto macigno per tutta la vita.
Il professore nell’intervista diceva che siamo diventati tanto bravi da riuscire a diagnosticare l’autismo anche a 16-18 mesi di vita del bambino. E allora mi interessa far notare che 16 -18 mesi è il momento in cui finisce tutto il periodo preverbale e tutto questo periodo viene dimenticato e molti come me (e di noi!) lo chiamano inconscio. La scimmia ha l’inconscio, no? E quindi non c’è! Ora possiamo pensare che un bambino che ha vissuto tutto questo periodo dell’allattamento malissimo, anziché dimenticare quel periodo, rischia di cancellarlo, di farlo sparire come se non fosse mai esistito. Ma quel periodo è matrice del rapporto interumano ed è possibile che se io cancello quel periodo poi mi perdo il senso del rapporto interumano? E questo sì che è un sintomo importante grosso dell’autismo! Ma allora stai dicendo che questo è la causa dell’autismo? No, però non mi sembra così bizzarro come discorso, molto meno bizzarro di tutto il resto.
Nell’intervista il professore a un certo punto dice che ci sono interventi che non possono essere considerati terapeutici perché fanno star bene lì per lì, però non hanno effetti duraturi. Fa l’esempio simpatico del cacio e pepe. Dice a me piace il cacio e pepe, però non è una cura perché io sto bene lì per lì, poi l’effetto finisce subito. E su questo come non dargli ragione, nel senso che è vero che ci sono tante pseudo cosiddette psicoterapie che in realtà sono solo rapporti di amicizia, di sollievo e chiamarle cura mi sembra davvero azzardato. Su questo sono assolutamente d’accordo.
Però c’è un altro elemento che dobbiamo considerare: quanto e come certi interventi sono dannosi? Io vi faccio un esempio e qua poi mi fermo. Prendiamo il caso di un ragazzino che ha i genitori a casa che si stanno separando, che litigano dalla mattina alla sera. Lui è il irrequieto, agitato, non riesce a seguire, si distrae, eccetera eccetera. La diagnosi sarà “ADHD! genetico, disturbo del neurosviluppo”. Non c’entra niente quello che succede a casa. Tu hai l’ADHD, ora ci pensiamo noi, ti educhiamo noi”. Sapete qual è il trattamento? Tecniche cognitivo comportamentali. Allora, a parte che il comportamentismo poggia tutto sugli animali che se non hanno la malattia mentale non si capisce a che ci serve. Però dicono che l’apprendimento funziona così pure negli esseri umani, quindi il rinforzo eccetera. Io avrei molti ma molti dubbi su questo, però andiamo avanti perché poi c’è tutto il discorso cognitivo, che consiste nelle tecniche di rilassamento, imparare a gestire l’ansia, imparare a gestire la rabbia, è tutta una gestione, come se non avessero una causa. Poi arriviamo ad insegnare anche ad avere i pensieri positivi e a mandare via quelli negativi. Dopodiché, se il ragazzino ancora non si è data una calmata, gli diamo pure un po’ di farmaci. A quel punto la scienza, la comunità scientifica dice: il trattamento elettivo per l’ADHD sono le tecniche cognitivo comportamentali in abbinamento ai farmaci. Perché? Perché il ragazzo prima era agitato, adesso sta calmo, prima era distratto, adesso no, pensa positivo.
Vi dico la mia: secondo me sta molto peggio di prima! Perché se noi vediamo soltanto il comportamento, apparentemente sta meglio, ma comportamento non ci dice quasi niente, è solo un elemento ma non ci parla della realtà umana. In realtà noi gli abbiamo annullato quella dimensione umana di sensibilità che lo portava ad essere agitato. E non è che abbiamo sviluppato, affrontato quel tema per dare una mano veramente a questo ragazzo per venirne fuori. No, l’abbiamo educato, per cui è diventato tanto bravo. Secondo me sta peggio di prima.
Poi liberi ognuno di pensarla come gli pare.
Marco Michelini
Commenti (2)
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Trovo l’argomento molto interessante e mi piace soprattutto il modo diretto con arriva; mi piacerebbe fossero trattate con la stessa modalità e profondità altre tematiche (es. i femminicidi)
Grazie
Grazie per queste importantissime parole!!
Sono d’accordo su tutto e mi piacerebbe approfondire questi temi, per provare a dare un alternativa a questi genitori che si sentono dire sempre le stesse cose.
A scuola e non solo, è diventata la “normalità” ma non può essere così.
Grazie.
Maria Pia