FINO A UN CERTO PUNTO
La vergogna è una delle emozioni maggiormente dolorose che gli esseri umani possano provare, ed il caratteristico rossore del viso che in genere l’accompagna di sicuro non aiuta.
Arrossire quando ci si vergogna comunica agli altri proprio ciò che in quel momento vorremmo nascondere, in qualche modo tradendoci, visto che l’unica cosa da fare in quel preciso momento sarebbe piuttosto scappare, nascondersi, sotterrarsi o sparire, solo per citarne alcune..
La vergogna è dunque una di quelle emozioni definite ‘sociali’ perché la si prova davanti agli altri, a ciò che pensiamo per noi rappresentino, ma che è anche maledettamente capace di agire quando siamo da soli e temiamo di discostarci dall’ideale un po’ troppo ‘ideale’ che abbiamo di noi, finendo per vergognarci.. della nostra stessa vergogna!
Certo, può essere un’esperienza anche molto romantica, come quando qualcuno che ci piace (che se ancora non lo sa ci sarà pure un motivo!) ci fa un complimento o ci dice una cosa carina, motivo per cui diventiamo rossi come uno di quei pomodori belli grossi e maturi, rivelando all’universo che no, non siamo affatto maturi, siamo solo rimasti degli stupidi adolescenti che si innamorano ancora, e che quella persona non ci è indifferente.
E così la situazione peggiora…
Insomma oltre a poter essere dolorosa, la vergogna sa essere anche un po’ dispettosa.
Di contro però, nonostante tutti sappiamo come possa essere così difficile da affrontare, la psicopatologia non se ne è mai occupata tantissimo, almeno non come ha saputo fare della colpa, forse perché la tradizione culturale occidentale catto-giudaica (e psicoanalitica!) proprio sulla colpa si è costruita ed organizzata, considerando la vergogna come caratteristica delle civiltà orientali.
Forse perché dal senso di colpa in qualche modo ci si può ‘liberare’, ad esempio scusandosi (o confessandola..) anche se staremmo ancora parlando di qualcosa che sappiamo di aver fatto, e non di qualcosa di più radicato e profondo.
Di più profondo ed inconscio.
Con la vergogna invece non funziona per niente così, e non è solo un fatto verbale, anche se in qualche modo c’entrano i verbi, perché la colpa riguarda il fare mentre la vergogna coinvolge l’essere, qualcosa di talmente intimo su ciò che siamo o pensiamo di noi da risultare capace di farci sentire ‘nudi’ quando ci sentiamo scoperti, come se la nostra realtà più profonda, che abbiamo così faticosamente cercato di tenere nascosta, divenisse di colpo visibile a tutti.
Forse anche per quello vorremmo tanto sparire..
Insomma quello della vergogna è un fenomeno umano che può avere risvolti anche molto drammatici, come quello raccontato da Ruth Benedict nel suo libro Il crisantemo e la spada, saggio sulla cultura orientale scritto nei primi anni ’40 durante un progetto di ricerca sugli immigrati giapponesi in America.
Finanziato dall’Office of War Information, divenne il manuale delle forze americane di occupazione alle prese con il fronte pacifico della seconda guerra mondiale, descrivendo quello ‘strano’ popolo in modo così esaustivo da far riflettere i vertici militari: i giapponesi, così ossessionati dall’ideale di se, non deporranno mai le armi.
Preferirebbero morire che vergognarsi di essersi arresi.
Il libro fu pubblicato dopo la fine della guerra, dando adito a qualcosa di più di una semplice ipotesi: che il governo a stelle e strisce abbia preso a pretesto le sue conclusioni per ‘lasciarsi convincere’ ad usare l’atomica?
Probabilmente non lo sapremo mai, quello che di certo sappiamo è che l’Occidente ultimamente sembra davvero non conosca vergogna..
E non mi riferisco soltanto a Netanyahu, che poco dopo aver firmato la tregua ha minacciato il mondo di voler continuare il lavoro, o a quel signore apparso in TV per il quale per poter parlare di quelli massacrati dal suo governo bisogna prima ‘definire’ i bambini, perché sarebbe inutile, visto che il proprio bambino quei due l’hanno perso da un pezzo.
E non mi riferisco nemmeno a Trump, che pure ha pubblicato un videoAI nel quale bombarda con il letame i manifestanti, dimenticando tanto le immagini dei soldati USA che annaffiano col napalm donne e bambini in Vietnam, quanto che a manifestare contro di lui sono cittadini americani di cui dovrebbe essere presidente, e non padrone.
Presidente, non sovrano.
Insomma non mi riferisco a personaggi geograficamente lontani, che purtroppo negli ultimi mesi ospitiamo in salotto ogni volta che accendiamo la nostra TV, ma al nostro Ministro degli Esteri moderato, anzi moderatissimo e liberale, talmente liberale da dichiarare che il diritto internazionale ha senso di esistere si, ma fino a un certo punto, soprattutto se uno rivendica il proprio diritto di poter fare come gli pare.
Perché se ho voglia di trasformare il Mediterraneo nel nuovo Far West e fare della corsa alle riserve naturali al largo di Gaza la nuova Eldorado, che vuoi che sia sterminare decine di migliaia di nativi indiani (pardon, palestinesi) per permettere all’uomo bianco di far passare le sue ferrovie, pardon oleo-gasdotti?
Coprire di letame la democrazia?
Fino a un certo punto.
Le persone sono stanche, l’umanità è stanca.
Rossa si, ma di rabbia.
Marco Randisi
Commenti (1)
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Diretto profondo e coraggioso!