PAPILLON INTERVISTA ZEROCALCARE

Siamo andati a trovare Michele Rech, per tutti Zerocalcare, per parlare del momento storico e culturale, di giovani e di politica, di società e social network e di orizzonti possibili
Questo è quello che ci ha detto.
Allora, partiamo tornando indietro quindi.. Tu hai iniziato la tua carriera con un blog a fumetti dove le persone leggevano, commentavano e in qualche modo un po’ si rivedevano nei tuoi personaggi che sono sempre stati un po’ anche politici in qualche modo. Se dovessi dare un consiglio ad un blog giovane, che è il blog di Papillon che a breve a novembre compirà 6 anni, che cosa diresti?
Allora, io l’unica cosa che ho imparato è che la costanza paga, cioè io fino a che quel blog lo aggiornavo ogni lunedì, quella roba funzionava, le persone sapevano che c’avevano un appuntamento fisso. E’ quando ho cominciato a sbragare che è andato tutto in vacca. Quindi la costanza, devo dire, che è una delle poche cose che ho imparato nella vita, è che tutto sommato averci una cosa regolare funzionava in quel senso.
Ok..
Ogni lunedì facevo una vignetta per dire “Scusate sto lunedì non ce l’ho fatta”, e alla fine ha svaccato male.
Ok. La delusione.
Sì.
Quindi proseguire, proseguire, insistere, battere. Esatto. Sì, sì, sì. Dai, dai.
Senti, invece qual è stata la prima volta che ti ricordi che hai utilizzato le immagini per raccontare qualcosa?
Allora, secondo me probabilmente c’è stata anche una cosa precedente, ma io non mi ricordo perché a me m’hanno messo in mano la matita da quando ero piccolissimo proprio, però mi ricordo che proprio per raccontare qualcosa, quindi pure perché qualcuno poi lo vedesse eccetera a scuola avevo trasformato tutti i professori nei cattivi di Dragon Ball e i compagni di classe in alcuni personaggi di Dragon Ball mischiati con alcuni personaggi de Ranma e la prima storiella che avevo raccontato era quella cosa là, cioè una roba in cui s’ammazzavamo coi professori. Questo era proprio il primo racconto per immagini, perché prima mi sa che avevo fatto soltanto un sacco di disegni, ma mai una roba proprio che procedesse con una narrazione. Quindi a scuola, mi sa O forse qualcosa prima che però non vedeva nessuno, perché io prima di riuscire a farlo vedere a qualcuno è stata un’operazione molto complicata. Io ero uno di quelli che metteva il braccio davanti, pure se passava mia madre, nessuno doveva vedere quello che disegnavo, quindi è stata un’auto-violenza molto forte.
Perché dici “Mi hanno messo la matita in mano“?
Io so comunque della generazione a cui si davano tanto i fumetti ai bambini, nel senso che Topolino mo adesso penso che venda meno di 100.000 copie. Quando ero ragazzino io vendeva un milione di copie a settimana, quindi comunque era proprio normale che ai bambini venissero dati sti fumetti e io ero comunque molto timido, quindi non ero uno che era tanto capace de boh de socializzare con i bambini nuovi o coi nuovi incontri eccetera. E quindi in realtà quando mia madre ha visto che mi piacevano tanto i fumetti che ero così m’ha detto “Ah, prova a disegnare”. Eh, e io mi sono chiuso a disegnare da molto piccolo proprio.
Una cosa che mi piace tantissimo dei tuoi lavori è che tu personifichi le emozioni, oppure prendi dei personaggi umani e li caratterizzi, gli dai una forma magari animale e delle caratteristiche animali, e invece uno dei passaggi secondo me più esilaranti dell’ultima tua serie, Due Spicci è il personaggio della ‘Madonna del Faccio finta de niente’ tanto si risolve tutto quanto da solo. Che sembra un po’ la strategia dello struzzo, del metto la testa sotto la sabbia, così, però pensandoci.. Ma facendo finta che le cose non esistono, insomma, pensando che se chiudo gli occhi poi quando li riapro è tutto sparito, non si fa il contrario, cioè non ci si allea proprio con tutte le cose che magari ci spaventano e che non vorremmo affrontare..?
Sì, certo. E ma infatti proprio per quello
“Io lo faccio per quello, ma che m’hai sgamato?”
Diciamo che non ha mai portato niente di positivo, ecco. E però è difficile, comunque è super difficile affrontarle quelle robe, nel senso che poi è vero che poi ti rendi conto dopo che non solo te sei alleato, ma che tutte le robe che non solo stanno ancora là quando riapri gli occhi, ma probabilmente hanno suppurato e so peggio di prima. Però io purtroppo sono una persona e questo non lo so perché l’ho provato a indagare, ma non sono ancora riuscito a trovarlo che razionalmente lo so che le cose vanno prese di petto no, e il prima possibile eh dalle questioni di salute a tutto ai rapporti umani, a tutto quanto. E lo so che io se mi concentro, penso questa è la cosa giusta che devo fare eccetera, magari ci riesco pure a prenotare una visita dal dermatologo prima, eh, o affrontare una situazione con amico mio, con una relazione o qualsiasi cosa. Il problema è che non riesco ad averci sempre questo focus e questa concentrazione di dire “Ok, devo fare questa cosa perché è giusta”, eccetera. Mi sembra che non c’ho manco le energie spesso per stare così sul pezzo in questa cosa e come invece assecondo un po’ cioè come se quando abbasso la guardia mi viene invece da fare quella là di chiudere gli occhi. Pensa’ vabbè tanto poi appena li riapro magari sta roba si è risolta da sola e poi invece ovviamente finisce in tragedia sta cosa. Però è che uno a sta sempre che deve fa sempre la cosa giusta è faticoso.
No, no, sicuramente. Mi hai fatto venire in mente il film Don’t Look Up quando non devono guardare in alto e nel frattempo, però la cometa arriva. Quindi magari anche un po’ nel momento politico che viviamo, continuare un po’ a distrarsi perché dici “vabbè” magari è anche un po’ un meccanismo di difesa, in qualche modo ci si difende, però poi il problema è che le cose come dici te, non solo ricompaiono, ma magari sono pure più grosse e quindi gli hai fatto un po’ un favore a girarti dall’altra parte.. Va bene dai proseguendo.. nei tuoi fumetti ci sono sempre richiami anni 80-90 in qualche modo e quindi noi abbiamo creato una fantastica scatola magica che è qui per te e dove ci sono tutti i colori e richiama un pochino il cubo di Rubik, quindi un po’ come noi ci sono tanti colori, possiamo essere tutti rossi, tutti verdi, tutti gialli, oppure un po’ tutti i colori insieme. E quindi noi adesso ti chiediamo di pescare e vedere che colore esce. Vai.
Io non so niente, eh. Cioè, mi è stato detto che dovevo pescà qualcosa. Ok, devo leggere?
Ma no dai, leggiamo noi.. Allora, ah, questa è carina. C’è stata molta polemica sugli artisti di sinistra che non si schierano e non partecipano al dibattito politico. Non pensi che questa timidezza, chiamiamola così, o forse proprio la paura di non sapersi opporre a qualcosa di ineluttabile, derivi da una mancanza di idee proprio della sinistra?
Allora, è una roba su cui ho riflettuto un botto, eh, perché io sono nella stessa settimana e quello che deve sempre rompe il cazzo perché si deve esprimere su tutto e anche quello ‘Ah, però di quello non parli, eh, di quello non c’hai il coraggio di parlare’ eccetera. Quindi a me mi accollano entrambe le cose a seconda del giorno della settimana. Secondo me ci stanno tante cose.
Una parte è la mancanza di idee, nel senso che una parte è proprio la mancanza di una visione del mondo, no? Nel senso che un sacco di persone non hanno un’opinione sulle cose e quando anche ce l’hanno su magari su un tema specifico, perché magari li riguarda personalmente o nella loro famiglia, eh oppure perché è qualcosa che hanno studiato, che hanno incrociato nella vita, quindi su quella roba si sentono d’esprimersi.
È molto difficile in questo momento storico riuscire ad avere di là dello specifico una visione organica delle cose, no? Mo adesso è proprio una cazzata, è molto difficile perché non esiste un’analisi collettiva delle cose, per cui io faccio sempre sto esempio che è gigantesco, cioè ci sta una coscienza e uno dei temi grossi di questo momento è il tema ecologico e come riuscire a rendere sostenibile la nostra vita su questo pianeta.
E un altro tema è il tema del lavoro, cioè come riuscire ad avere dei salari decenti in questo momento qua eccetera. A volte ecologia e mondo del lavoro cozzano perché la salvaguardia di alcuni posti di lavoro che però sono posti di lavoro di aziende di industrie che inquinano, eh vanno a fare a cazzotti con un’industria che andrebbe chiusa perché sta inquinando eccetera e non riuscire perchè è difficile fare una sintesi, forse non ci sta manco una sintesi eccetera, però il problema è che nessuno ci prova, nel senso che non ci sta un momento in cui si prova a mettere insieme queste cose per averci e per proporre al mondo una visione collettiva, cioè organica de come si risolvono i problemi.
E io pure sono uno che è cresciuto in un momento in cui questa roba veniva ricercata. Cioè nel senso io sono cresciuto in un mondo in cui esisteva un confronto collettivo abbastanza a tutto campo, per cui cercavamo di trovare delle soluzioni che ci consentissero di non sembrare un giorno mi metto il cappello di questo argomento, un giorno dopo un cappello contraddittorio, eccetera. Eh, adesso che io pure sui nuovi problemi che emergono adesso in cui non c’ho più questo confronto collettivo perché me manca una collettività, mi rendo conto che pure io sto un po’ ammutolito perché da solo fatico a trovare una soluzione a queste cose.
Quindi secondo me una parte di questo problema è questo, che la gente non sa bene che dire e io penso sempre che in generale se tu c’hai un’idea e non la dici penso che è una merda, nel senso che penso che è una vigliaccheria, però se tu non c’hai un’idea, non è che devi di per forza qualcosa perché così ti fanno l’applauso sui social, anzi secondo me è meglio se le persone che non c’hanno una cosa da dire ascoltano, piuttosto che contribuire al rumore al rumore di fondo. Prima dicevi c’è qualcuno che magari qualcosa da dire ce l’ha.
Secondo te chi è che c’ha qualcosa da dire?
Ma secondo me ognuno di noi nel proprio privato, tanti di noi hanno attraversato cose della vita delle esperienze che dimostrano quanto gli stereotipi che ci stanno intorno a tutta una serie de situazioni so finti, no? Nel senso, non so, il carcere, per esempio, può essere il carcere, può essere le sostanze, può essere eh è pieno de persone che c’hanno magari avuto un parente, un genitore che ha fatto la galera, eccetera, e che ti possono anche soltanto per il proprio vissuto raccontare come tutto il discorso che si fa intorno a questi temi è un discorso ideologico, un discorso che non c’ha nessun tipo di prospettiva di miglioramento eccetera.
Quindi in realtà non è che soltanto quelli che studiano poi ben venga, insomma, se uno poi una cosa la studia ed è in grado di darti anche la spiegazione scientifica delle cose, ma all’interno delle vite di ciascuno di noi, anche soltanto di quando si parla di immigrazione nei quartieri eccetera, tutti noi incrociamo umanità di un sacco di tipi diversi e quindi possiamo empiricamente vedere quanto quei discorsi monolitici sono finti, poi ovviamente la realtà non si incastra in nessuna ideologia, neanche in quella che ti dice che allora necessariamente la vita nei quartieri popolari in cui tutti sono mischiati è tutta bella e va tutto bene perché poi non è che le storture non ce stanno, però ognuno che attraversa sto mondo è in grado di vedere che esiste una complessità e di raccontare quella complessità che non è riassumibile negli slogan elettorali. Quindi questa roba, insomma, penso che tutti potrebbero farlo.
Mi fai venire in mente che forse per parlare degli esseri umani basta essere umani.
Sì, esattamente.
O restarci, appunto.. Vai, pesca.
Ah, bianco.
Questo è bianco perché, dato che sappiamo che non ti piace tanto firmare copie quanto invece ti piace moltissimo disegnare quando ti trovi in un contesto in cui ti vengono a chiedere di farlo, e quindi ti chiediamo di disegnare qualcosa per noi.
Ok, però mi aiutate voi.
Però ti aiutiamo noi.
E dai..!
To be continued…
Commento
Lascia un commento Annulla risposta

Inaspettata, interessante e fighissima. Complimenti agli intervistatori! Grazie!!!!