ALL YOU NEED IS LOVE

7.28 del mattino.
Kapilar 237.
“What?”
Sì scusami, intendevo imbarco al gate 237.
Teşekkürler.
“Ancora?”
Sì, lascia che ti racconti.
Seduta in aeroporto, in attesa dell’imbarco, ripenso a quello che ho vissuto negli ultimi cinque giorni.
La Turchia è un posto meraviglioso.
“Vabbè ma facile, sei andata in un posto di mare, figuriamoci che non sia meraviglioso”.
Non esattamente. Lascia che continui.
I colori, i profumi, l’ospitalità, il riserbo, la profonda fede, è qualcosa di inspiegabile.
“Sarà…. ma non vedo nulla di così strabiliante”.
Ora ti spiego.
Ho conosciuto una terra inaspettata, ho compreso un popolo speciale, ho visto quanto forte possa essere l’amore e come possa cambiare il mondo.
“Ossia, che intendi?”
Sai, ho avuto la fortuna di partecipare ad un matrimonio turco.
“Oddio, meraviglioso! Racconta”
Aspetta aspetta, non è un matrimonio tipico turco, ma un unione di due culture, una storia di inclusione, di superamento dei confini, una storia che se tutto il mondo capisse, queste fottutissime guerre, questa ostilità continua, questo vedere il “diverso” come qualcuno da cui difendersi finirebbero all’instante.
“Che intendi?”
È la storia di una donna turca e un uomo olandese conosciutisi a Roma, che hanno creato un qualcosa di magnifico insieme.
“Ma noo, non mi dire Turchia e Olanda, ma com’è possibile?”
All you need is Love.
Eravamo tutti lì. Tutti lì perché due persone si sono amate e continuano a farlo.
“Daii, non tenermi sulle spine, racconta!”
Beh…sono stata ospitata da una famiglia turca, anche se nessuno dei genitori parlava inglese, ci capivamo benissimo con gli occhi. La mia amica turca traduceva in inglese, ma ti dirò…la madre capiva perfettamente cosa dicessi.
“Ok va bene, ma vai al dunque!”
Dicevo…eravamo tutti lì per un amore oltre i confini. Ho visto quanto potere abbia l’amore quando è vero.
Due famiglie, dall’Olanda e dalla Turchia erano lì, per celebrare l’amore. Amici da ogni parte del mondo, erano lì per festeggiare i loro amici che hanno creato un qualcosa di impensabile.
Ho ballato l’Halay presa per mano con una bambina turca, sapeva benissimo che fossi straniera, ma mi sorrideva e si divertita da morire e non mi lasciava il ditino neanche per un attimo.
Avevamo tutti dei sorrisi indescrivibili, e avevamo una luce negli occhi che sarà difficile da dimenticare.
“Ma è meraviglioso, che invidia! Ma quindi perché mi dicevi che se si scoprisse tutto questo il mondo sarebbe un posto migliore?”
Hai presente quando incontri qualcuno che non conosci?
“Sì”
Hai presente quando lo incontri e già non ti fidi perché ti hanno insegnato che non bisogna mai fidarsi degli sconosciuti?
“Sì”
Beh ecco, questa è la risposta.
“Uffa!! Ma spiegati meglio, non capisco, dove vuoi arrivare?”
Tutto quello che ti ho raccontato non sarebbe stato possibile se i due protagonisti avessero visto il diverso come qualcuno da cui proteggersi.
Al contrario, non hanno visto differenze.
Sono stati curiosi, si sono aperti e hanno cercato di capire due mondi e due culture profondamente differenti.
“Beh, effettivamente…”
E pensa se questo pensiero lo si estendesse non soltanto al rapporto tra un uomo e una donna che si amano, prova a pensare se lo estendessimo al concetto di diverso. Prova a pensare agli immigrati, a chi non nasce nel nostro stesso paese, a chi non ha la nostra cultura, il nostro stesso pensiero, le nostre stesse abitudini di vita. Prova a pensare se anziché difenderci da chi identifichiamo come “diverso”, provassimo invece ad accoglierlo, ad incuriosirci, a capire la sua cultura, la sua terra, le sue tradizioni…non credi che forse il mondo potrebbe essere un luogo migliore?
“Beh sì, forse se la si vede così, ti direi che non hai tutti i torti…”
Certo, il discorso non è così semplice, ci sono così tante sfaccettature, che staremmo a parlarne per ore.
Ma voglio raccontarti un ultimo episodio.
“Ossia?”
Questi giorni intensi di cui ti parlavo, li ho vissuti day by day con la mia amica turca. Dovevi vederla, com’era orgogliosa di farmi vedere la sua terra, la sua storia, le sue tradizioni e di farmi da interprete laddove la gente mi scambiava per turca.
E la sai una cosa?
“Cosa?”
Il giorno prima del rientro, ci siamo salutate, e ci siamo strette così forte che non volevamo lasciarci, avevamo gli occhi lucidi perché sapevamo di aver vissuto qualcosa di speciale.
“Certo, posso immaginare, dopo giornate così intense, salutarsi non è facile”
Per niente, ma mentre la abbracciavo mi sentivo piena. Piena di un qualcosa che mi porterò sempre dentro, piena di un qualcosa che voglio raccontare, piena di emozioni che sarà difficile dimenticare.
“E come fai a dimenticarlo, sarebbe impossibile!”
Non lo farò, di questo ne sono certa.
Irene
Commento
Lascia un commento Annulla risposta

Bellissimo articolo!