HA VINTO IL NO

Sono emozionata, come non mi capitava da tanto tempo per un risultato politico (sì, politico!).
E chissà perché mi vengono in mente i miei bambini di un anno e mezzo, che parlano ancora poco. Quasi niente. Ma si fanno capire e una cosa la dicono forte e chiara: no.
Lo dicono quando non vogliono mangiare, quando qualcosa li spaventa, quando sentono che qualcosa non va. Cosa vuol dire quel no che sanno sussurrare ma anche urlare?
Forse semplicemente: “non mi piace, non voglio”.
E mi piace pensare che gli italiani, anche quelli che non hanno compreso ogni dettaglio della riforma, abbiano voluto dire questo: non mi piace che siate voi a toccare la Costituzione, non mi piace mettere in discussione l’operato dei giudici e sottoporli alla politica, non mi piace chi, da indagato, attacca la giustizia.
Non voglio. Non mi piace. Non mi convincete.
E forse vale la pena dirlo: questo “no” non è un rifugio nell’immobilità. Non è il desiderio che nulla cambi. Al contrario, è il rifiuto di un cambiamento percepito come ingiusto, o almeno come non convincente.
Meloni ha appena dichiarato che “resta l’amaro in bocca, perché si voleva migliorare il Paese”. Ma migliorare per chi? E soprattutto: in che modo?
Fa un certo effetto sentire parlare di cambiamento proprio da chi si è sempre presentato come difensore dell’ordine e della tradizione.
Forse, allora, quel “no” non è contro il cambiamento.
È un modo per dire: non così.
E forse, ogni tanto, anche una democrazia ha bisogno di tornare lì: a una parola breve, netta, che non spiega tutto ma dice abbastanza.
Semplicemente: no.
Maria Pranzo
Commento
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Condivido l’ emozione per questo NO così chiaro… e a quanto dicono le statistiche, voluto soprattutto dalle generazioni più giovani (anche perché si finge di non vedere la mobilità della fascia delle giovani professioniste e professionisti (oltre che studenti e studentesse) una fascia di popolazione cui negare il voto fuori sede è una mossa chiara e precisa.)
L’immagine dei tuoi bambini mi ha fatto venire in mente mio nipote, che ha 2 anni e mezzo, a cui ho detto che andavo a votare…
“al mare?” mi ha risposto lui…
io ho riso e ho detto “no, non nuotare, votare, con la V”…
ma ora che ci ripenso mi sembra una risposta bellissima la sua!
Votare spalanca gli orizzonti, e per farlo bisogna muoversi, informarsi, chiedere, confrontarsi, farsi delle domande… e anche un pò nuotare, perché no!