GENERATION THERAPY

Giovedì 10 Ottobre si è celebrata in tutto il mondo la giornata della salute mentale, che ha visto organizzati eventi, spot e tavole rotonde sul delicato tema della salute mentale.
Ovviamente anche su programmi e notiziari TV opinionisti e professionisti hanno trovato spazio per esporre le problematiche che si trovano ad affrontare, e che accomunano in particolar modo i ragazzi più giovani.
F.O.M.O. (ansia di essere tagliati fuori dal contesto dei pari) Ecoansia (preoccupazione “eccessiva” per il futuro climatico del pianeta) e un’ampia gamma di problemi riguardo all’immagine ed al rapporto con il corpo sembrano essere le problematiche alle quali con maggior frequenza ci si trova a dover dare risposta.
Se è ormai un dato di fatto che sempre un maggior numero di “giovani adulti” si rivolge ai colleghi però, mi pare continui ad esserci molta meno chiarezza su cosa si possa intendere per salute mentale e soprattutto quali possano essere gli “indicatori” in grado di porre l’attenzione sulle situazioni potenzialmente a rischio, intendendo per rischio soprattutto quello di confondere la normalità con la sanità.
Eppure basterebbe consultare il Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari, o più facilmente interpellare il suggeritore automatico di “Word” per verificare che Sano e Normale non sono affatto sinonimi, ma si vede che proprio non basta..
Alla voce contrari troviamo invece rispettivamente Malato e Strano,
Riflettendo sul concetto di normalità, che pare più facile, la prima cosa che mi viene in mente può essere legata al tempo e/o al luogo in cui si osserva quel dato “fenomeno” che poi a parlar svelto non è che un certo comportamento.
Riferendosi alla norma si intende infatti un “Singolo precetto morale, giuridico o tecnico nell’ambito della consuetudine o della generalità” che non so a voi ma a me pare un po’ vago.
Se in alcuni Paesi dell’Africa ad esempio è culturalmente accettato portare i bambini dagli sciamani se i familiari pensano che sia posseduto, spero bene che qui da noi si porterebbero i familiari dallo psichiatra!
E’ anche per questo che sono nati gli studi sull’etnopsichiatria..
Se però, e qui la situazione si complica, una ragazza ventenne seppellisce due neonati partoriti a distanza di un anno per poi partire per le vacanze come se nulla fosse, il fatto che andasse bene in matematica o frequentasse gli scout non è che ci dica granché, se non due cose:
La prima è che ad essere distrutta o meglio “fatta sparire” dalla ragazza sia stata proprio la nascita dei due bimbi, la seconda che sarebbe ora di smetterla di credere che è solo dal comportamento che si può pensare di fare diagnosi o prevenzione, come scrive in modo chiarissimo il Dott. Michelini nel suo articolo più recente.
Se provo a tornare sull’argomento prevenzione, tragico se non si ha in mente cosa sia e dove possa annidarsi la patologia, è perché da settimane si fa un gran rumore intorno al fenomeno della Sex Roulette, la challenge in voga su Tik Tok nella quale gruppi di adolescenti si riuniscono per fare sesso tra loro senza alcun tipo di precauzione, per poi vedere quale tra le ragazze rimane incinta (di chi?) per prima, ma nessuno dei professionisti che ho ascoltato e letto per l’occasione è andato oltre la solita critica per la mancanza di adeguata educazione sessuale e affettiva nelle scuole, che è un po’ come dire dai, reintroduciamo l’educazione civica obbligatoria, così i ragazzi non vanno a dar fuoco ai clochard…
Non voglio assolutamente leggere il caso della prima ragazza come una possibile conseguenza della Sex Roulette, però di sicuro non sarebbe solo la linea temporale a poter legare gli eventi tra loro, almeno non quanto il termine fatuità.
Che vuoi che sia se resto incinta, al massimo dopo lo butto.
E invece ho sentito parlare di mente criminale e di premeditazione, di disagio sociale e di noia, come se dare coltellate per niente (anzi chiedendo scusa) o tirare sassi da un cavalcavia, non siano che semplici fatti destinati a riempire i salotti dei programmi che cavalcano il sensazionalismo e l’indignazione, soprattutto se non si ha il coraggio di pensare in modo diverso, diametralmente opposto al trito generalismo del “può capitare a chiunque”.
Forse la malattia mentale si divide in due grandi gruppi di soggetti, quelli che ne soffrono, se ne lamentano e magari nei modi più improbabili cercano aiuto e quelli che invece fanno soffrire ma che sembrano stare benissimo sono gentili sorridono e “salutano sempre”.
Insomma quelli che non si vedono…. ma si sentono!
Ma se ci si ferma a pensare (ah, già, e chi ha più tempo per questo) è possibile ribaltare il concetto: chi prova a cambiare punto di osservazione è tutt’altro che fermo.
Marco Randisi

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