POSSO FARTI UNA DOMANDA?

Siamo ad ottobre 2024 e mi ritrovo a scrivere un nuovo contributo per questo blog. Non è facile decidere di accendere una luce su qualcosa considerando tutto quello che sta accadendo. A renderlo più difficile è pensare a coloro per cui scriviamo. Questo blog nasceva con l’idea di essere rivolto ai ragazzi e ambisce sempre a ricevere i contributi dei più giovani per proseguire e crescere. L’idea è di far riflettere i ragazzi e di far vedere loro qualcosa di invisibile ad una prima occhiata. Ma soprattutto la più grande aspirazione è proporci di rispondere alle loro domande. Non sempre però i più giovani considerano i meno giovani quando hanno un dubbio o un problema e domandare proprio a noi è l’ultima cosa che gli viene in mente di fare. Non hanno tutti i torti: meglio non chiedere che essere delusi da una risposta sfuggente, paternalista o da nessuna risposta. Però ho pensato che le migliori domande sono quelle apparentemente ingenue che facevamo da piccoli quando “vedevamo” l’ovvio che tutti facevano finta di non vedere. Quindi le domande che i più giovani vorrebbero fare ai meno giovani le ho scritte io.
E quando i ragazzi ti fanno una domanda ti inchiodano.
- Ci dite che l’amore è la chiave di tutto, ma avete normalizzato relazioni tossiche e violente: come pensate che possiamo fidarci dell’”amore”?
- Come avete potuto ignorare così a lungo i segnali della crisi climatica, delle disuguaglianze e del malessere diffuso? Pensavate davvero che bastasse chiudere gli occhi e tutto si sarebbe risolto da solo?
- Perché ci dite che il lavoro ci renderà felici quando voi stessi siete schiavi di un sistema che vi consuma e vi deprime?
- Come potete chiedere rispetto quando avete ignorato o minimizzato per anni quello che provavamo? Non vi vergognate di averci insegnato a nascondere il dolore?
- Perché ci giudicate per l’ansia e la depressione, quando siamo cresciuti in un mondo che ci mette costantemente sotto pressione?
- Dite di credere nell’importanza delle relazioni, ma perché ci avete educato a competere, a manipolare e a diffidare degli altri? Che modello di società ci avete offerto?
- Perché ci chiedete di essere sempre connessi e iperproduttivi, mentre condannate chi si ribella alla cultura del “lavorare fino a morire”? Quanto pensate che possiamo reggere senza spezzarci?
- Perché ci dite che l’istruzione è la chiave del futuro, ma poi ci ritroviamo con lauree inutili e zero possibilità di lavoro? Ci avete mai pensato che forse siete voi a non dare valore a ciò che ci insegnate?
- Perché ci insegnate a pensare criticamente, ma poi vi rifiutate di ascoltare le risposte della scienza? Come fate a chiamarvi “adulti” se non avete il coraggio di affrontare la verità? È più facile negare tutto che ammettere di aver sbagliato?
- Se avete avuto tutte le possibilità di cambiare le cose, perché non l’avete fatto? Perché siete così deboli da non riuscire nemmeno a immaginare un futuro diverso dal vostro passato?
Sarebbe bello che questo elenco continuasse, le domande non sono mai troppe.
Sarebbe bello che ogni lettore aggiungesse qualcosa a questo elenco. Quali sono le vostre domande irrisolte, le provocazioni che vi spingono a cercare risposte?
Sarebbe bello aprire un dibattito su queste domande, chiederci dove stanno le responsabilità di chi è venuto prima di noi e le possibilità di chi verrà dopo di noi.
Maria Giubettini

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