VIENI, ENTRA, QUESTA E’ CASA MIA

Caro Papillon,
ho visto molte farfalle da quando è scoppiata l’estate. Le ho viste anche in posti in cui ho pensato: “Certo poverine! Già che vivete solo un giorno potevate anche scegliere un posto migliore dove trascorrerlo invece che le aiuole dell’uscita 25 del raccordo!”.
Ma quelle che ne sanno, mica lo sanno che è il raccordo. Nascono lì e fanno del loro meglio per rendere il mondo (persino l’uscita 25) un posto più bello.
Certo che, anche se un giorno è poco, potrebbero traslocare, andare almeno a vivere al mare.
Per gli umani è diverso hanno radici… No aspetta quelli erano gli alberi. Gli esseri umani hanno le gambe e le gambe in effetti sono fatte per andare altrove, anche se ultimamente mi chiedo: “ma altrove dove?!”.
Che poi se ci pensi sono forti gli umani, quando ci si mettono pure loro rendono il mondo un posto bellissimo. Resistono a tutto, ostinati eh! Hanno questa capacità di voler sopravvivere, anche quando non hanno più nulla, pure quando non hanno da mangiare, persino quando gli sparano addosso mentre stanno solo cercando del cibo.
Prendi per esempio quello che succede in Palestina, io quando penso che lì c’è qualcuno che sopravvive da tutto questo tempo, da quando è iniziata tutta questa follia, sento una rabbia incandescente. Mi sale dallo stomaco un dolore simile a un grido che non riesco a strillare. Ce l’ho con tutta questa prepotenza di quelli che si credono in diritto di togliere la vita a un altro. E ce l’ho pure con tutti quelli che non dicono niente.
E finisco per sentirmi stanca, mi sento stordita perché anche se mi scervello non riesco a capire come fare, non riesco neanche a trovare le parole.
Le parole sono importanti e alcune molto più di altre. Ultimamente mi sembra di sentire ripetere sempre le stesse: futuro, riarmo, difesa, economia, guerra.
Slogan di vetro, parole che si contraddicono, che mistificano la realtà e ci terrorizzano forse con l’unico intento di non farci usare la testa (o le gambe).
Però, in mezzo a tante parole senza significato, io vorrei trovarne altre che abbiano davvero senso.
Forse è per questo – e per quello che diceva Iosif Brodskij, che una persona che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di una che non la legge – che mi è tornata in mente una cosa che ha scritto una poetessa spagnola che si chiama Laura Casielles:
Trovare le parole
fondamentali. Imparare
come dire perdono nella lingua di chi irrompe,
e buongiorno, e prendi
e sono venuto a conoscerti, imparare
come dire grazie nella lingua
anche di quelli che distruggono
e che anche
si disfano,
come dire
caffè, amore, patria
shalom, salam aalaikum, imparare
come si dice vieni, entra, questa è casa mia
in un Paese a sud del quale appena
restano rovine, imparare
obrigada, spasiba, imparare
quali colori non esistono nelle lingue d’Africa.
E come rispondere di sì a Pechino.
Arrivare nelle città e scoprire
i segreti del mercato,
capire,
imparare
qual è in ogni terra
l’etimologia di anima, e in che modo
salutavano la paura i miei bisnonni.
Trovare le parole fondamentali.
E poi parlare.
Ilaria
Commenti (3)
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Una , due, tre farfalle o più sull’uscita 25 del raccordo sono la speranza che qualsiasi luogo possa essere migliore, ti ho letto piangendo e ti scrivo con le lacrime che solcano il mio viso ed il mio cuore. Non ho le parole, ma ho le gambe per trovare nuove strade, conoscere nuove persone, nuove lingue e mi viene in mente il prologo di questo blog: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.
Difficile? Si, non c’è una strada giusta ma esiste quella che noi intraprendiamo…oggi entro in casa tua, perché forse è casa nostra….chissà che non si riempia di farfalle!
Troppo carina l’immagine delle farfalline che svolazzano nelle aiuole del raccordo. Nonostante lo smog e il rumore dei veicoli che passano incessantemente, loro sono lì che creano un’atmosfera bellissima e si fanno ammirare nella loro delicatezza. Resistere e far muovere i pensieri, portarli in giro con le nostre gambe, non è sempre semplice ma credo necessario. Grazie anche per avermi fatto conoscere questa poesia!
Tante volte avrei voluto scrivere di quella
rabbia li, di quel dolore e del senso di impotenza. Ci sei riuscita tu, con le tue parole importanti
che sono un grido ma anche una carezza, e leggerti è bello