Passa al contenuto principale

UN SONNO DI PIETRA

UN SONNO DI PIETRA

In questi giorni, una cinquantina di barche provenienti da più di 40 paesi del mondo sono partite o partiranno per raggiungere Gaza portando con sé viveri e medicinali. La Global Sumud Flottilla, come si legge sul suo sito ufficiale, “è una flotta coordinata e non violenta, composta per lo più da piccole imbarcazioni che salpano dai porti del Mediterraneo per rompere l’assedio illegale imposto dall’occupazione israeliana a Gaza”. 
In un articolo che è uscito su La Stampa, qualche giorno fa, “Il viaggio di Gloria e la terra che resiste”, Maurizio Maggiani scrive: “…Il cantante Seun Kuti, il figlio del grande Fela Kuti, il 24 giugno scorso dal palco dell’IN music Festival a Zagabria ha detto: «Ho un consiglio per i giovani europei. So che volete liberare la Palestina. Che volete liberare il Congo. Che volete liberare il Sudan. Che volete liberare l’Iran… Liberate l’Europa. Liberate l’Europa dall’estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall’imperialismo. Quando avrete fatto questo lavoro, non appena lo avrete compiuto, Gaza sarà libera, il Congo sarà libero, il Sudan sarà libero, l’Iran sarà libero. Dimenticateci. Non preoccupatevi per noi, liberate l’Europa!». Sto scrivendo mentre dal balcone vedo prendere il mare la parte genovese della Global Sumud Flotilla; sì, pensano di andare a liberare Gaza almeno dalla fame, ma che ci riescano o no di certo hanno iniziato il duro lavoro di liberare l’Europa.”

Liberare l’Europa. O liberare noi stessi? Ma da cosa, da chi.

Mar Mediterraneo. Mare famoso per il clima mite, per la dieta più consigliata dai dottori e per gli orrori in acque libiche.
Questo mare, che di solito divide le terre, oggi le unisce.
Qui, dall’Europa, il mar Mediterraneo è una culla dove dormire imperturbabili. Questo mare mi sussurra che il mondo brutto è lontano, che la mia vita è tranquilla, che la mia indifferenza è mite e la mia casa al sicuro.
Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida, cantavano gli Afterhours. 

Ricordo che qualche anno fa, tra uno sbadiglio e l’altro, avevo visto una storia luminosa. Parlava di un piccolo comune della Calabria, Riace, e del suo sindaco, Mimmo Lucano. Era la storia di un paese che stava sparendo ma che aveva scelto di resistere e di rinascere accogliendo le persone rifugiate, nelle proprie strade, nelle case, nelle botteghe. In un abbraccio così stretto da non capire più chi stesse poi davvero salvando chi. 
Quante accuse, che poi si sono rivelate infondate, hanno sbraitato contro questa storia nei tribunali! Se ne sono inventata di ogni, nel tentativo di sfregiarla. 
Qualcosa di possibile, che raccontava di uno stare insieme, tutti, non doveva esistere.

Sssh, che fuori c’è il lupo cattivo, chiudete gli occhi e tornate a dormire. 

In questi anni, c’è sempre stato qualcosa a disturbare la quiete. Un venerdì, ad esempio, davanti alla sede del parlamento svedese, una ragazza si è piantata per terra, armata di un cartellone di carta. Aveva deciso che da quel momento in poi, ogni venerdì, sarebbe andata a scioperare saltando la scuola, chiedendo al governo di trovare una vera risposta contro il cambiamento climatico. Pfff, ma cosa pensa di ottenere quella ragazzina… 
L’hanno messa in ridicolo, l’hanno derisa sotto ogni aspetto, ancora e ancora. “Lei è sicuramente strana”, la scherniva Trump qualche tempo dopo, “Dovrebbe frequentare un corso di gestione della rabbia”. Ma Greta Thunberg, che di essere diversa da quella faccia sporca e viscida sapeva ben di esserlo, non aveva alcuna intenzione di domare la sua rabbia. E non si è più tirata indietro.
Dev’esserci stato un qualcosa di terribilmente contagioso, in quella rabbia paziente e solida, perché insieme a lei, col tempo, si sono uniti non uno, non cento, ma un vero e proprio mare di ragazzi dell’Europa e del mondo. 
Forse chi ha qualcosa che brilla fa riscoprire anche agli altri che loro sanno brillare. 
E forse quel qualcosa ha un nome.

Sumud è “forma di resistenza praticata dai palestinesi da decenni; Sumud è fermezza e costante perseveranza, Sumud ha radice nel verbo ṣamada, organizzare, adornare, accumulare bellezza, salvare”.
Circa la metà delle barche della Global Sumud Flotilla parte dall’Italia. Le immagini dei porti di Barcellona e di Genova degli ultimi giorni sono potentissime. L’emozione, i baci, i saluti… Ma soprattutto: da dove saltano fuori tutte quelle persone?! Venute spontaneamente, senza ordini, senza guadagnarci un soldo… Saranno mica andate a chiedere un po’ di silenzio per riposare meglio? 
Quelle persone sono scese per portare ognuno la propria speranza, piccola o grande che fosse. E più la portavano in dono alla Flotilla, più se ne trovavano in tasca, e più se ne trovavano in tasca e più ce ne ritrovavamo noi, che ce ne stavamo su Instagram a guardarli. Un contagio davvero pericolosissimo! Chissà, forse è stato per proteggerci da questa misteriosa malattia contagiosa che non ne hanno parlato tanto alla tv.

A proposito di storie che brillano nella notte, mi viene in mente quella di Francesca Albanese. Sono stata recentemente alla presentazione del suo libro, “Quando il mondo dorme” (https://www.youtube.com/watch?v=-w1q1G4228w). Prima che iniziasse l’evento, la guardavo tra la folla: aveva una bellezza contagiosa. Stava mescolata tra le persone che erano lì per lei, con lei, e sembrava sentirsi davvero a proprio agio. Spesso incrociava lo sguardo d’ammirazione di qualcuno e gli sorrideva. Un sorriso non compiaciuto di sé, ma fiero per l’intesa di quel momento e per l’idea comune che c’era nell’aria: la certezza che la bellezza la possiamo ritrovare, tutti, e che il coraggio mio diventa il coraggio tuo. In un’intervista ha detto: “Ci siamo tutte e tutti addormentati in un sonno di pietra, che è quello che ha permesso la distrazione che ancor viviamo sulla nostra pelle…”

Tutti facciamo il tifo per quella folle flotta, affinché riesca a tendere una mano lunga un mare intero. E non ci importa che tutti, lei compresa, sappiamo che i suoi viveri e i suoi medicinali (quasi) sicuramente non riusciranno a raggiungere le coste di Gaza: noi continueremo ad esserci e non chiuderemo gli occhi. Ma non solo, noi continueremo a soffiare forte nel vento, per darle vele sempre gonfie e per spargere dappertutto il carico che porta e che nessuno potrà fermare. I semi della speranza.

Adriana Ferretti

EmailWhatsAppFacebookTwitterLinkedIn
Seguici sui social

Commenti (2)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UN SONNO DI PIETRA
Rimani aggiornato! iscriviti alla nostra newsletter