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TORNARE 2.0. ANTIULISSE

TORNARE 2.0. ANTIULISSE

Mi viene insistentemente in mente la parola tornare ogni volta che torno a casa, che ripercorro le strade alberate, i prati ed in lontananza vedo le montagne di ogni colore che mi dicono che sono vicina. Torno a casa ma non solo alle quattro mura con un tetto, ma ad un luogo semmai dove ogni oggetto, ogni veduta dalle finestre, ogni angolo mormora di risate condivise, di silenzi pensierosi, di piccole e grandi conquiste. Tornare in quella casa che è stato per prima un luogo lungamente immaginato e desiderato poi divenuto realtà, sia nelle fondamenta tangibili ma non solo.

Tornare a casa è vivere incontrando il mondo e scontrandosi con esso e poi ritrovare il proprio volto riflesso nello specchio del corridoio.

Tornare non come movimento fisico nel senso di ripercorrere una strada già battuta, anzi.

Il tornare va oltre la dimensione fisica dei luoghi raggiunti nella vita. Si estende alla tela delle relazioni che abbiamo intessuto con cura, per scelta, per le avventure vissute insieme. Tornare a quei rapporti che ci orientano e ci ricordano chi siamo al di là dei ruoli e delle circostanze.

Tornare nel senso di separarsi dalla vita vissuta e vedere dunque meglio, definirsi meglio.

Tornare a casa è riportarci a ciò che ci definisce per ripartire nuovamente.

E poi c’è il tornare a qualcos’altro che a volte si cela o si perde. Tornare è concedersi il lusso di riscoprire la meraviglia negli occhi di un bambino, è vedere le stagioni che tornano ogni volta come se fosse la prima volta, è la libertà di un pensiero che non ha bisogno di un’utilità immediata come quando si scrive una poesia, una lettera d’amore o un articolo qui sul blog.

Tutto questo tornare non può non farmi venire in mente il ritorno di Ulisse, dell’eroe furbo e intelligente che dopo peripezie straordinarie e incontri con il meraviglioso, anelava a ritrovare la sua Itaca, la sua Penelope e la sua vita precedente.

Il “tornare” di cui parlo, al contrario, è un movimento incessante, un rientro che ci vede costantemente diversi, un ritorno ma mai alla vita precedente. Il ritorno degli “Antiulisse”.

Ogni immersione nel mondo ci trasforma, o dovrebbe farlo e non siamo gli stessi che hanno varcato la soglia di casa la mattina e che si guardano nello specchio del corridoio. Non torniamo per essere gli stessi, ma per essere “di più”.

Il tornare come un atto di continua reinvenzione. E’ vedere con occhi sempre nuovi quell’albero davanti casa nostra scommettendo sul colore che avranno le foglie ogni volta che torneranno sui quegli stessi rami.

Maria Giubettini

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TORNARE 2.0. ANTIULISSE
Foto scattata da: MariGi
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