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Sementivae

Sementivae

Gennaio sembra sempre infinito. Sembra durare molto più dei suoi 31 giorni.

Nell’antichità il 25 e 26 gennaio si celebrava la festa chiamata sementivae, la fine della semina. La fine del duro lavoro all’esterno, al freddo, nel punto più profondo dell’inverno. Poi bisognava aspettare. Restare fermi, sperando che il raccolto precedente bastasse fino alla fine dell’inverno. Fino a che le nuove spighe emergessero dalla terra.

Ora non è più così, abbiamo i supermercati, si lavora sempre e gennaio potrebbe sembrare un mese come un altro. Allora perché sembra così lungo?

Forse ancora ci portiamo qualcosa dietro delle sementivae. Dopo le feste di Natale si raggiunge il cuore dell’inverno e superarlo può essere faticoso.

Confesso che in realtà gennaio è un mese che mi è sempre piaciuto. Forse perché c’è il mio compleanno ma anche proprio per questa sua caratteristica lunghezza. Ti invoglia ad aspettare, a stare fermo e lasciare liberi i pensieri, quelli più profondi, quelli che mostri a pochi. Freddo all’esterno, caldo all’interno aspettando il giro di boa di febbraio. Potrebbe sembrare un momento tosto e invece nelle giornate che iniziano ad allungarsi si ritrova la speranza.

Tempo fa in un biglietto di auguri per il mio compleanno in un periodo difficile un’amica scrisse: “resisti, la primavera torna sempre”. Quelle parole mi sono rimaste in mente. A me piacciono tutte e due: la resistenza e la primavera. La resistenza alle intemperie che si chiamino neve o che si chiamino Trump. La primavera, che sia il profumo di fiori o un nuovo modo di pensare il mondo. Allora aspettiamo, pensiamo, guardiamo il fuoco nel camino e le giornate che si allungano perché la primavera torna sempre a raccontarci che il nuovo arriva comunque.

Gioia Piazzi

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