PAPILLON INTERVISTA ZEROCALCARE (PARTE 2)

Allora, dai Michele, riprendiamo, mi sa che non ne sono rimaste tantissime..
Vai. Ok. Giallo..
Giallo e rosso, guarda un po’.
Allora, vediamo che ci hanno scritto da casa.
Allora, sono passati 15 anni dall’esordio del tuo primo libro, La profezia dell’armadillo e ci domandavamo, oggi che profezia farebbe l’armadillo?
C’è magari un’idea che tu prima, quando hai cominciato, consideravi come una certezza assoluta e invece adesso, insomma, un po’ hai cambiato idea, mettiamola così, o che addirittura hai completamente ribaltato?
Eh, un sacco. Adesso devo vedere se ce ne ho una che mi viene in mente, però in generale ero molto più sicuro di me 15 anni fa, diciamo, sia nella mia vita… Io intanto coi fumetti, forse non ai tempi della profezia dell’armadillo, però poco dopo, insomma, quando ho visto che questa roba ha cominciato ad andare bene, diciamo, dopo tre o quattro anni ho avuto l’impressione che avevo trovato il posto nel mondo. Cioè ormai io nella vita facevo quello, era quello che mi riusciva. Adesso invece non mi sento più che è il mio posto e quindi non so più che sto a fa’. Quindi questa è la prima, è la più macroscopica di tutte le cose, però boh, un sacco di cose, un sacco di cose che mi sembravano acquisite 15 anni fa, mi sembra sono rimesse tutte in discussione.
Tipo la democrazia! Tanto per dirne una..
Comunque, se m’avessero detto che la prima potenza mondiale si comportava come i cattivi dei film di Hollywood, proprio parlando come i cattivi dei film di Hollywood e dicendo “domani mattina stermineremo tutta una popolazione, noi il petrolio se lo andamo a pijà e voi fate pippa eccetera“, io pensavo vabbè ma chi la scrive ‘sta sceneggiatura.
Quelli poi sono gli indiani comunque.
Esatto.
C’hanno sempre avuto ‘sta mano lunga sul petrolio…
Quindi no, insomma, diciamo che sono tante le cose che davo per scontato, che ormai la storia si era chiusa in un modo e invece no, anche proprio a livello lessicale. 15 anni fa mi sembrava che avevamo raggiunto un grado di civiltà, per cui in qualche modo, soltanto i nazisti usavano il termine di sostituzione etnica, no?
Noi, quando andavamo negli altri paesi in America, in Giamaica, in Inghilterra e comunque pensavamo che la mescolanza dei popoli, poi all’interno di un quadro che era quello della democrazia, era una roba figa, cioè una roba che in qualche modo andava promossa. Adesso sembra che invece proprio il valore razziale della purezza del colore della pelle, è ridiventato un tema da difendere. A me quella roba mi sembra incredibile, cazzo.
Vai, pesca!
Ah, questa tocca a me. Però io gli occhiali non li devo mettere.
Eh, vedi l’età!
Allora, la tua generazione si è formata in spazi fisici molto chiari, ok? Quindi centri sociali, occupazioni e quant’altro, mentre oggi gran parte del dibattito si è spostato su piattaforme spesso private, no?
Quindi pensi che questo in qualche modo abbia avuto un impatto sulle nuove generazioni e che si sia persa anche un po’ una dimensione, quello che dicevamo prima, collettiva, più collettiva?
Sì, cioè per me quella roba è la tragedia, nel senso che intanto il fatto di avere uno spazio fisico in qualche modo costringeva a uscire di casa e confrontarti con delle persone che non potevi bloccare nel momento in cui dicevano delle cose che non ti piacevano. Anche il modo in cui ti rivolgevi a loro doveva essere… cioè comunque potevi prendere uno schiaffo! Quindi ti dovevi saper relazionare e rapportare e questa cosa già mi sembra gigantesca. Dovevi anche mediare alcune cose, nel senso anche se volevi che una roba…far passare una cosa, in qualche modo dovevi trovare un compromesso con chi ti stava accanto. Quindi quella roba era molto importante secondo me. Ovviamente non è che io non c’avevo una bolla da ragazzino, nel senso che ovviamente il giro degli amici miei in qualche modo era comunque una bolla, però questa bolla intanto me la selezionavo io, non me la selezionava un algoritmo che in realtà funziona per motivi commerciali, quindi era comunque qualcosa di diverso e poi il grado di quello che potevo dire o non potevo dire, potevamo scrivere eccetera, si misurava tutto con, diciamo, la legittimità sociale che ti guadagnavi o perdevi a seconda di come stavi dentro ad un posto, dentro un quartiere, eccetera. E adesso invece si basa sulle regole della piattaforma privata che se decide che quella parola non si deve più vedere, ti censura tutti i post in cui compare quella parola.
Non solo è un impoverimento, ma è proprio pericoloso pensare che non rendersi conto del fatto che tu stai a gioca’ a casa di qualcun altro con le regole di qualcun altro, gli strumenti di qualcun altro, che il giorno che li spegne, li spegne. E poi, peraltro quando è iniziata, pareva che questi della Silicon Valley erano tutti fricchettoni illuminati. Poi si è visto che in realtà sono tutti tecnonazisti quindi insomma forse è ora che la gente cominci a rendersene conto.
Come se non ci fosse più spazio per sentirsi dire di no, per stare pure con una frustrazione, come dici tu, no? Cioè stare in un rapporto dove qualcuno dall’altra parte…
Certo.
Vai, va.
Me la passa subito. Sì, perché so’ quelle che scottano. Ma no, dai, nemmeno tanto. Allora, se potessi lasciare un solo disegno a chi nascerà tra 100 anni, che cosa sceglieresti di raccontare?
Oddio, che cazzo ne so? Ma è difficile questo. No, gli lascio Dragon Ball, la più importante opera dell’ingegno umano.
Quindi tipo le piramidi per gli egiziani, l’uomo vitruviano lanciato nello spazio per te è Dragon Ball, per le future civiltà.
Sì, credo di sì. Prima di Cell fino a Freezer.
Ah, poi dopo lì si è perso, tipo la terza stagione di Lost. Poi tutta decadenza.
Eh sì, quello per me era la cosa più entusiasmante che c’ho avuto nella vita. Non ho più trovato niente all’altezza.
Ok. Tipo dopo Lascaux solo decadenza, no? Dopo le grotte di Lascaux…
Dai dai, te la offro io stavolta, va. Facciamo un giro così.
Ah, ok.
Mh… Se tu dici ok, io mi preoccupo!
Allora, va bene. Penso che ormai odierai questa frase perché è diventata iconica ed è la famosa frase “annamose a pijà un gelato“.
Non te l’ha detta mai nessuno, vero? Questa ormai ha il copyright..
Secondo te può essere definita il mantra di quale generazione e perché? Cioè, te la contestualizzo. Al momento i giovani sono più da “annamose a pijà un gelato” oppure più da “armiamoci e partiamo“?
Allora, io non li conosco i giovani de base, nel senso che non è che li frequento tanto, però mi scrivono oppure li incrocio su questa roba e devo dire che effettivamente il personaggio de Secco e quella frase là “a me non ne frega un cazzo, annamo a pijà un gelato” ha sfondato un botto e vedevo tutti ‘sti meme e dicevo “Ah, troppo io! troppo io“. Dicevo mortacci tua! Però effettivamente molto più i pischelli della generazione… cioè rispetto invece alla generazione mia.
Quindi molto più adesso rispetto alla tua generazione…
Più adesso, però poi non lo so perché invece è vero che pure i pischelli di adesso hanno anche un grado di attenzione alle cose del mondo… Per esempio, dell’ecologia alla generazione mia non gli è mai fregato un cazzo; invece, i pischelli di ora su questa cosa ci stanno abbastanza in fissa; quindi, non è che poi non gli frega niente, però per qualche motivo, lo sapete meglio voi di me.
Io giovane no, tu?
Io ex giovane! Però quelli che incontri, insomma, poi magari che vedi, non so se c’entra un po’ ‘sto discorso che facevamo prima della Madonna del “Faccio finta di niente”, però forse, sai, è con chi vado a prendere il gelato. Può essere la soluzione, no? Che mette insieme la cosa. Cioè, con chi ci vado a prendermi sto gelato? Quindi forse è un po’ quello. Ci vado da solo, ci vado con un amico, ci vado con una ragazza, ci vado con un gruppo d’amici e forse magari è un po’ quello perchè poi di per sé le cose un senso non ce l’hanno, cioè proviamo a darglielo noi. Quindi magari il contenuto è quello lì.
Veramente grazie Michele perché siamo usciti dalla scatola con un sacco di cose..
Allora, siamo praticamente quasi arrivati alla fine. Nei giorni scorsi noi siamo stati a Longone Sabino, un paese, a vedere la proiezione a “U Cinemittu” del film “Non essere cattivo” di Claudio Caligari e c’era Luca Marinelli, e anche Valerio Mastandrea che da’ la voce all’armadillo, e Luca Marinelli all’inizio introducendo un po’ la serata ha citato il termine resistenza.
Allora, leggendo un po’ le tue interviste, tu utilizzi spesso questo termine soprattutto intendendolo, diciamo, veicolandolo attraverso l’arte.. e ho sentito ed ho letto che secondo te la destra per definizione non può proprio produrre niente di artistico! Anche perché ogni volta che nasce qualcosa di nuovo, come dicevamo un po’ prima, forse con la globalizzazione, si cerca di soffocarlo, immediatamente, quindi non può creare niente di nuovo.
Allora nel piccolo, nell’individuale, nel personale, come si può fare per resistere?
Allora, secondo me è un momento che è complicato questo perché questa cosa che te dici dovrebbe essere, secondo me, la caratteristica proprio di chi fa questo mestiere, no? Nel senso di creare un immaginario anche di immaginarsi delle cose che adesso non ci stanno, nulla sarà mai praticabile se prima non abbiamo la fantasia per immaginarcelo. E questa cosa qua, secondo me adesso c’è molto meno, cioè molti meno artisti si accollano di fare questa cosa. Adesso è come se anche chi fa questi mestieri, invece di prova’ a immaginare degli orizzonti nuovi, cioè pensa come se dovesse amministrare la miseria del presente, ma amministrare fallo fare agli amministratori, tu fai l’artista, prova invece a dare delle coordinate ideali e questa cosa è un po’ secondo me è un problema. Questa è una cosa che bisognerebbe fare. Poi è molto difficile farla, secondo me, in questo momento, perché farla a livello individuale è sterile, a livello individuale dare delle coordinate è mitomania, è egomania. Queste cose sono feconde se vengono da una discussione, da un confronto collettivo che poi chi fa questo mestiere qua è capace di mettere in musica o mettere in disegno eccetera. Se manca quella parte a monte ovviamente diventa più difficile. Per me, per esempio, è un periodo molto difficile riuscire a dare un senso sociale con tutte le virgolette del caso al lavoro mio. Quando ho iniziato ci riuscivo molto di più e ci credevo molto di più. Adesso sto faticando un sacco.
Mi fai venire in mente forse anche il discorso di prima del ‘non essere cattivo’, l’altra tua serie: “Questo mondo non mi renderà cattivo”. Quando prima dicevi i buoni sono diventati cattivi o quantomeno l’idea degli Stati Uniti coi supereroi buoni che andavano a salvare il mondo… Adesso invece sembra che si sia completamente ribaltato.. Allora, ecco, magari sono proprio le delusioni che fanno arrabbiare così tanto gli esseri umani, per cui poi si incattiviscono, per cui poi si fanno la guerra e non ci nasciamo così cattivi, no? Perché se tu metti nel titolo della tua serie questo mondo non mi renderà cattivo, vuol dire che non ci sei..
Guarda, io ho un esempio che ho fatto ultimamente perché mi è capitato e l’ho trovato illuminante proprio e quindi l’ho detto in diverse occasioni. A me ultimamente mi cagano il cazzo una cifra su ogni cosa, nel senso vengo tirato in mezzo a interrogazione parlamentare, il video del politico, del senatore, su qualsiasi stronzata, nel senso su qualsiasi polemica si può fare sul nome mio, per averci un po’ di visibilità, viene fatta e ogni volta seguendo questo schema: ci sta il video, l’influencer, lo youtuber che dice una cosa e scatena una quantità di persone che poi mi scrivono in privato, “ah pezzo di merda, comunista“. E il modello di persona che mi scriveva questa roba era maschio, molto giovane, tra i 15 e i 20 anni, mezzo incel, cioè andavi a guardare questa cosa, era proprio quel tipo di pischello rancoroso, e io sono un rosicone, quindi, tendenzialmente non rispondo mai ai commenti, ma alle persone che mi scrivono in privato su alcune cose che mi fanno rosicare, rispondo. Ed è incredibile come una cosa che iniziava con “pezzo di merda, sti 3 milioni” eccetera, nel giro di tre scambi, ma dico veramente tre scambi, diventava “oh bro comunque sei un grande, quando esce la serie me la vedo, magari il libro non me lo leggo” e poi condito con una serie di robe che erano comunque strazianti, nel senso che gente diceva “Il libro non me lo leggo perché sai comunque a me mi ha preso di mira quella di italiano, quindi non mi trovo tanto bene con la lettura, però la serie me la guardo eccetera” ed era una roba che per disinnescarla bastava banalmente che qualcuno gli desse retta, cioè nel senso che questi scrivevano convinti che tanto nessuno avrebbe mai letto, nessuno avrebbe mai risposto, quindi vomitavano così, odio, a buffo. Ma nel momento in cui avevi una persona che invece ti reggeva, ti rispondeva, che non è che ti rispondeva dicendo bravo, ti rispondeva “Oh, ma che cazzo stai a di’?”. Solo per il fatto di averci messo un dialogo di mezzo, cambiava tutto. E quindi temo che la grande illuminazione è che non c’è una scorciatoia a parlare con le persone, cioè non esiste… purtroppo esiste l’uno a uno, la relazione uno per uno ed è difficile, non so se è fattibile, però non c’è niente che la può sostituire.
Allora Michele, siamo alla fine della nostra intervista e ti chiediamo… sai che a breve, ti abbiamo un po’ raccontato, apriremo questo spazio sul nostro blog, uno spazio di condivisione, di partecipazione, un po’ quello che anche oggi è uscito fuori che serve, uno spazio anche di aiuto (qualora serva) dove è possibile fare psicoterapia, aperto principalmente ai giovani, ma non solo. Con delle attività anche più, diciamo, leggere in qualche modo. E quindi alla luce di questo ti chiediamo se ti va di farci un in bocca al lupo in stile armadillo che ci dice che andrà tutto malissimo, ma che poi in qualche modo, ce la caveremo…
Guarda, soltanto guardando il numero di persone che mi scrive con gli impicci che c’hanno, mi sembra soltanto che sarete sepolti da una quantità di disagio che non ve invidio per niente!
Quindi mi sembra un ottimo augurio!
Sì, sì, dai.
Grazie, grazie davvero.
Grazie a voi.

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