TESINE, ACHEI E INDIFFERENZA

Ultimo anno di liceo. Tesine in preparazione. Il prof di scienze dice che il tema scelto è un po’ banale, perché lo scelgono in molti:
“Il viaggio come metafora di vita”
Un po’ scontato, ma ci sarà un motivo se a quell’età tanti lo scelgono. Un po’ perché un viaggio, la scuola, sta per finire e un altro sta per iniziare.
Un po’ perché, in quegli anni, oltre a chiedersi come legare fisica ed arte, c’erano tante domande su di sé e su chi si stava o si poteva diventare …e guardandosi intorno, al maschile proposto dalla cultura, al maschile letto nella cronaca e visto a casa, c’era la paura di non poter scegliere.
Un viaggio che esplode alla pubertà… le mani che crescono, i peli che spuntano, la voce che cambia. Ci si chiedeva anche dentro cosa stesse cambiando e maturando.
E in mezzo a tutti quei cambiamenti, fisici e non, c’erano Dante, la zattera della medusa, il viaggio nell’inconscio, l’allunaggio e poi il più classico di tutti: l’Odissea.
Il viaggio come metafora di vita.
… che anche oggi è uno slalom tra Scilla e Cariddi, tra vecchie ideologie e maschi performativi.
“Boys don’t cry” cantano i The Cure, fanno la guerra.
“Gli uomini non cambiano” fa eco Mia Martini
E nemmeno l’epica aiuta.
Ulisse entra con l’inganno. Nasconde la morte (dell’altro) in un regalo. Come fa lo schizoide. Crea un’ aspettativa per poi distruggere la vitalità dell’altro.
E il Troiano, che depressivamente non vede “l’interno” e l’intento del regalo, perde la propria vita(lità).
La delusione del violentato, gli fa credere che l’affetto e la fiducia verso l’altro, che lo schizoide ha perso, siano una debolezza e non la propria umanità.
Dannazione, vivere da Acheo o perire da Troiano? Questo era il dilemma.
E a leggere storie così, ci si chiedeva se fosse solo mitologia o un vero e proprio destino.
Che avesse ragione Schopenhauer? la vita è un pendolo che oscilla tra dolore(depressione) e noia (anaffettività).
Nella storia originale non c’è nessun pentimento, nessuna presa di coscienza. L’inganno gli ha fatto vincere la guerra. Il maschio furbo è vivo, quello che si è fidato è morto. È la solita legge del più..freddo.
Ma il pensiero occidentale è in crisi da tempo, per fortuna. E così anche le sue storie.
C’è una richiesta crescente, soprattutto nelle nuove generazioni, di abbandonare le vecchie ideologie per qualcosa di sano.
Oggi la furbizia di Ulisse non sarebbe un valore.
Sarebbe come i droni comandati a distanza che rincorrono e ammazzano i civili in strada. Come le mine giocattolo che mutilano i bambini.
Ma è fondamentale riconoscere cosa è ideologico da cosa è malattia mentale. Per combattere l’uno e curare l’altro, distinguendo entrambi da ciò che è realtà umana.
E vedendo il film di Nolan, al di là dei gusti personali e dell’accuratezza, un aspetto interessante è il senso di colpa per la conseguenza della propria idea.
“Gli abbiamo lasciato un regalo, un’offerta di pace, che hanno portato a casa loro. Abbiamo violato tutto ciò che c’è di sacro tra le persone”
Come se, adesso, potesse esserci finalmente un pensiero diverso.
Con la ricerca di un maschile diverso.
Come se adesso, quella furbizia che è anaffettività potesse appartenere al passato e non fosse più vista come realtà umana.
E il viaggio dell’uomo (e del liceale) non fosse solo quello di tornare a Itaca, ma di ritrovare se stesso, spogliandosi dell’abito di vecchie ideologie e curando un pensiero che si è ammalato sotto il peso di quelle idee. Ritrovando l’affettività di quel mondo irrazionale interno che c’era prima della propria guerra con l’altro, dove il Troiano, la donna, l’immigrato, cioè il “diverso da me”, era un essere umano come me, dove regnava un rapporto umano e non la legge del più freddo.
Ma aspettando questo nuovo mondo, che tarda ad arrivare, si insinuano dei vecchi mostri che sembrano portarci un apparente regalo democratico e anche se noi lo vediamo, anche se superiamo il ciclope, creando un “secondo occhio” che vede dentro la “pancia” dell’altro, il rischio è che l’indifferenza renda il terreno fertile a idee violente che fanno fatica a morire.
Forse oggi vedere, non basta più.
Perché si sente in lontananza un canto che sembrava morto:
“ dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società.” ( dal programma di Futuro Nazionale)
Di nuovo l’idea delle emozioni e delle passioni come qualcosa di brutto da contenere con la ragione. Il maschio freddo che si salva dagli affetti che sono pericolosi. Una fabbrica di schizoidi
Cresciuti con la vergogna di piangere in pubblico.
Ma il maschio gli affetti li ha dalla nascita, è la sua realtà e non è violenta, è umana. E’ violenta se si ammala.
Allora oltre a due occhi per vedere, serve una bocca per dire il proprio “No”.
“Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare non è tanto dovuto all’iniziativa di pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.” (A. Gramsci, Odio gli indifferenti)
Gianluca Ambrosini
Commenti (2)
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Emozionante leggerti! 🤩🤩❤️
Bello pensare che “oggi la furbizia di Ulisse non sarebbe un valore”. Un articolo bellissimo Gianluca, grazie !