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CHI È LO PSICOTERAPEUTA?

CHI È LO PSICOTERAPEUTA?

Roma, 2012.

Durante le lezioni universitarie, la docente, per spiegarci cosa fosse uno psicoterapeuta, partì con una carrellata di “non è…

Non è un amico.

Non è un prete che assolve.

Non è un genitore.

Non è un consigliere.

Non è, non è, non è…

E noi lì a chiederci “sì ok, ma cos’è?”

Immagino chi, in questo sempre più assurdo periodo storico e in un momento di bisogno, dopo aver preso un po’ di coraggio, si trova a cercare un professionista per ritrovare la propria salute mentale…

…e affacciandosi un po’ nel mondo social e non solo, gli viene da chiedersi …che roba è questa?

Perché purtroppo assistiamo a tanti “non è…”

Da qualche anno, finalmente, abbiamo capito che la salute mentale è importante e siamo assistendo ad una crescente richiesta: investire sulla salute mentale.

Ma qual è stata e qual è la risposta?

Lo psicologo che è accudente, dà consigli, racconta i fatti suoi, “dimentica” le sedute, arriva tardi. Le pubblicità con le sedute in omaggio. Persone che stanno male chiamate “clienti” come se comprassero un prodotto.

Sembra che il prendersi cura abbia preso il posto della cura.

Avrà forse a che fare con l’idea che si ha dell’essere umano?

Chiunque, con una gamba rotta, andrebbe dall’ortopedico per curarsi e tornare a camminare…ma se la risposta è un contorno di consigli, comfort zone/ genitore buono/amico e toppe che sono peggio del buco… la speranza di curarsi e di risolvere se ne va…lasciando spazio a cosa?

La differenza però è che un pessimo ortopedico che non cura la mia gamba, posso cambiarlo trovandone un altro….invece il rischio è che tutti questi “non è” , lontani dall’essere clinici, diano l’idea che la psicoterapia sia semplicemente “pagare qualcuno che prenda il ruolo di genitore presente”, attappando (o riempiendo) un buco…che per forza di cose, si svuota ancora…creando solo dipendenza e non autonomia.

Magari fosse cinismo, ma basta vedere la miriade di pubblicità dove la parola chiave non è più cura, ma accoglienza e la virata purtroppo si vede dalla grande quantità di chi ( i più giovani) iniziano ad usare i chatbot come proprio “terapeuta”. Alla fine, è accondiscendente, ricorda tutto, c’è sempre… e manco se paga!

Perciò, ascoltando e leggendo, vedendo reel, interviste, ascoltando podcast… quella domanda (purtroppo) sembra tornare.

Chi è lo psicoterapeuta?

Vienna, fine 1700.

Un vecchio medico tedesco, Mesmer, parlava di magnetismo animale.

Era l’idea, in embrione, che in un rapporto, un essere umano potesse influenzarne un altro.

Un po’ come quando ci si ammala.

Ma anche un po’ come quando ci si innamora.

Un po’ come gli incantesimi delle streghe, che nel medioevo facevano impallidire i più razionali e innamorare chi le vedeva come donne e non come mostri con le scope.

Parigi, Inizio 1900.

Minkowsky, psichiatra francese, scriveva che di fronte al paziente “avere un ‘idea di curabilità è già terapeutico

Se il terapeuta pensa che c’è la cura ti puoi curare, altrimenti no. Sembra semplice e ovvio. Sarebbe assurdo andare da un dentista per curare le carie se lui non pensa che si possano curare.

Eppure, proprio certi approcci, i consigli, le tecniche…hanno alla base quel pensiero lì. A volte basterebbe chiedere alla prima seduta “Scusi, lei cura o si prende cura?” 

 E A volte sembra che gli artisti, più dei professionisti, abbiano chiaro come sia fatto un essere umano.

Roma, anni 70.

Massimo Fagioli, psichiatra italiano, scrive la teoria della nascita dopo aver scoperto la pulsione di annullamento. Dinamica non cosciente che, con l’illusione di far sparire quello che ci fa male, fa sparire le proprie dimensioni affettive, impoverendo, a volte fino a perdere, la nostra immagine interna.

L’essere umano non prende l’identità dagli altri, ha una propria immagine interna fin dalla nascita, seppur fragile, e quello che si ammala è il pensiero non cosciente.

È una rivoluzione.

Non è genetico, non è ereditario, non è sfiga. Ci si ammala in un rapporto malato.

E si può guarire in un rapporto che è terapeutico se è cura del non cosciente che si è ammalato.

Si restituisce così una possibilità a chi cerca una cura, che sia paziente o terapeuta.

L’essere umano, nel tempo, ha visto ammalarsi, soffrire e morire quelli come lui. E un passo alla volta ha provato a rifiutare tutto questo. Ha inventato la medicina, ha inventato i vaccini, ha inventato quello che il suo interesse per l’altro poteva fargli inventare o scoprire.

Ed ha inventato anche la psicoterapia, per rifiutare la malattia dell’altro, cercando una cura.

Lo psicoterapeuta è un essere umano che, con un’idea di cura in testa, sente, vede, conosce, interpreta e rifiuta la malattia di un altro essere umano.

…e visto che il rapporto si fa in due e nessuno è passivo… chi è il paziente?

Gianluca Ambrosini

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