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IL SANTO NATALE

IL SANTO NATALE

Era iniziata come tutte le altre volte: una rimpatriata prima di Natale, un aperitivo tra amiche che, come spesso accade, si era allungato fino a diventare una cena vera e propria. Una di quelle cene che fingiamo siano leggere, quasi innocenti, solo perché le porzioni non sono abbondanti e il dessert consiste in qualche biscotto fatto in casa. Ci raccontiamo che è “light” per sentirci a posto con la coscienza.

Pensavo fosse una serata come le altre. Invece non lo è stata.

C’era armonia. Risate vere. Abbiamo parlato di tutto: di politica, di libri, di cose profonde e di cose leggere. A tratti non ero nemmeno sicura di seguire esattamente il filo del discorso, ma non mi sono mai sentita fuori posto, né tantomeno stupida. Al contrario, mi sentivo arricchita. Ero circondata da persone che mi piacevano davvero: mi piaceva ciò che dicevano, il modo in cui lo dicevano, il suono delle loro voci quando ridevano. Una risata calda, profonda, sincera.

Quella risata me la porto addosso ancora oggi, che è Natale.

E come tutti gli anni, sono triste. Non so nemmeno spiegare bene perché. So solo che il 25 dicembre mi sfonda. Forse perché è fatto di relazioni forzate, di risate fredde, di occhi che non sorridono davvero. Di una recita collettiva che si ripete puntuale, anno dopo anno.

E allora mi viene da chiedermi: perché il mio 25 dicembre non può essere stato la settimana scorsa?

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