LE FARFALLE E GLI ESAMI

Esami di licenza media, sguardi emozionati di ragazzi e ragazze attraversano l’aula, si siedono, ci osservano con le mani che tremano e l’aria intimidita. Se si esce anche solo un momento dal ruolo istituzionale di docenti o nel mio caso di dirigente e ci si ferma ad osservare come parlano, come si muovono, come interagiscono, è evidente che si stanno mettendo in gioco, tutti, anche quelli apparentemente più strafottenti. L’esame, del resto, è mille cose, la fine del primo ciclo, le prime separazioni dai compagni, magari dalle prime cotte, la prima scelta reale di un percorso futuro, la prima prova in cui sono soli…devono fare da soli. Loro lo sanno bene che le “prove” scritte e orali, di per sé, sono solo uno strumento istituzionale di certificazione, lo sanno bene che dietro c’è molto altro, ecco perché lo sentono, lo “vivono” in modo meravigliosamente assoluto. Li invidio per questo, riescono ad essere così terribilmente “dentro” con tutte le loro sensazioni come noi adulti spesso non riusciamo più a fare. Per la prova orale dovevano partire da una tesina, aprivano il pc in modalità presentazione e partivano per il loro viaggio, come farfalle si posavano tra i fiori delle materie, collegavano emozioni, pensieri, contenuti…a volte anche vissuti molto personali. Nessuna interrogazione,. L’esame era la loro narrazione dentro cui provavano a farci entrare. Non so se sono particolarmente fortunata ma ho visto docenti molto attenti, inclusivi, sempre in modalità ascolto anche nei confronti dei ragazzi più in difficoltà. Certo siamo ancora nella scuola dell’obbligo ma perché poi deve essere diverso?
Leggo dai giornali che quest’anno alcuni alunni italiani hanno rifiutato la prova orale dell’esame di maturità come forma di protesta. Li capisco, caspita se li capisco! Ho visto mille volte l’esame di maturità trasformarsi in una frustrazione per gli alunni, ridursi alla misurazione di performance sui contenuti delle programmazioni disciplinari senza un volo, uno slancio, una possibilità di ricerca personale, uno spazio di espressione. Si parla tanto di valutazione formativa e poi lasciamo che l’erba infestante della misurazione con la sua logica feroce invada gli anni migliori della nostra gioventù.
<< Non vogliamo essere ridotti solo a dei numeri!>>, dicono gli studenti “ribelli”. Hanno ragione da vendere. Non entro nel merito della risposta istituzionale a questi studenti che tutti abbiamo letto sui giornali ,però mi chiedo perché non possiamo ascoltarli? Perché non proviamo a capire cosa ci stanno dicendo? Perché se viene sollevato un problema non può essere interessante discuterne?
Li abbiamo illusi di poter essere farfalle e proprio mentre li prepariamo ad entrare nel mondo degli adulti gli spezziamo le ali. Per fortuna non tutti si lasciano ingannare, per fortuna alcuni ancora si ribellano. E allora io stasera voglio godermi l’immagine delle giovanissime farfalle del mio istituto che ho visto volare via alla fine della terza media e sperare che magari un giorno riusciranno comunque a trovare la loro strada.
Sara Lazzaro
Commenti (2)
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Grande Sara, sono molto d’accordo con te, dovremmo aprire un dialogo con loro, con le nostre farfalle, capire cosa c’è che non va. Nella scuola ho incontrato tante persone che amano il nostro lavoro proprio per il contatto con i ragazzi. Vero è che il tempo a nostra disposizione è sempre poco ma varrebbe la pena di provare a dare di più. Mi piacerebbe conoscere in modo più approfondito le loro difficoltà, magari qualcuno che legge su questo blog potrebbe raccontare le sue esperienze, aprire un dibattito che sia confronto utile a migliorarci, per far sì che possano volare più in alto.
Gabriella Grandoni
Grazie, grazie infinite Dirigente per aver colto tutto quello in cui anch’io ho voluto fortemente che fosse per loro questo ultimo volo di ” giovani farfalle”!