LE PAROLE CHE NON HO DETTO

Ci sono momenti in cui le parole mi sfuggono. Non riesco a trovarle, non riesco a dirle, oppure mi sembra di non potermelo permettere. Rimangono lì, in un angolo della mia mente, sospese, nascoste tra i pensieri, diventano ombre di ciò che potrebbero essere. Ma che fine fanno le parole che non dico? Restano intrappolate dentro di me, sospese nell’aria, come nuvole cariche di pioggia che non riescono mai a cadere. Oppure si depositano dentro, lasciando un segno, un solco, una cicatrice rigida che continuerò a sentire.
La mia mente diventa più dura, i pensieri non sono più liberi di fluire, ma devono faticosamente attraversare le cicatrici, gli ostacoli, le strettoie delle parole taciute. Strettoie che si popolano di fantasmi, che si affollano come acqua stagnante in un angolo buio. Questo silenzio forzato, che all’inizio sembrava necessario, comodo, educato, finisce per alimentare dubbi e insicurezze. A volte si trasforma in rimpianto, altre volte diventa un fantasma che ritorna quando meno me lo aspetto e in modi che non avrei mai immaginato: ansia, rabbia, tormento.
Ma mentre rifletto su tutto questo, mi viene in mente una parola difficilissima da dire, ma soprattutto da pensare e sentire: NO. Il rifiuto che mi permette di restare libera, di mantenere la mia mente flessibile, senza lasciarla stagnare tra spettri e parole soffocate.
Eppure, una speranza c’è: le parole non dette possono essere ritrovate. Forse non potrò più dirle a chi avrei voluto, forse il momento giusto è passato, forse il tempo ha cambiato le cose.
Inizierò da qui: le parole non dette almeno tornerò a pensarle.
Maria Giubettini

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