ARTE, SOGNO E MONDO IRRAZIONALE

Mi fa sempre un certo effetto sentire frasi come “Non sogno da anni” oppure “I sogni sono i nostri desideri inconsci” o ancora “Sogniamo ciò che ci accade perché lo abbiamo vissuto e lo riportiamo nel sonno come un ricordo”.
Complici l’ultimo articolo su questo blog “Cognetti: l’annullamento dell’amore”, un film rivisto due giorni fa “Inception” di C. Nolan e una mostra di Mirò, sentivo forte l’esigenza di scrivere qualcosa su questo spazio, questo tempo, che occupa un terzo della nostra esistenza: il mondo dei sogni.
Riflessioni e niente più…forse. Forse concetti che avranno ulteriori approfondimenti o risposte, chissà!
Non so bene da dove partire, in realtà non lo so mai, così comincio a scrivere lasciando libero il flusso dei miei pensieri sperando siano sempre abbastanza chiari.
Cominciando dall’articolo del blog che citavo prima devo dire che la frase con la quale si chiude prima del “buon anno” mi ha colpita molto: “la malattia è riuscire a vedere solo il lato apparente della realtà”; mi chiedo, chi dice che i sogni sono solo ricordi di cose vissute oppure desideri inconsci, non ci propone soltanto il lato apparente della realtà? Chi afferma questo non nega l’esistenza di un mondo fatto di fantasia e creatività dove un pensiero non cosciente può essere interpretato e trasformato nella possibilità di conoscere meglio noi stessi? Non nega la capacità di conoscere un mondo interiore e una dimensione profonda dove risiede la nostra vera essenza?
E chi non sogna (o meglio, forse sarebbe più corretto dire, chi non ricorda i propri sogni), dove fa sparire quel terzo della sua vita? Perché non ha rapporto con quella dimensione profonda che può metterci di fronte alla nostra più intima verità?
Possiamo parlare della perdita del mondo irrazionale? E possiamo affermare che perdere questo mondo può portare alla razionalità nel rapporto interumano che ci fa vedere solo il lato apparente della realtà, portando una persona a considerare gli altri soltanto come un mezzo, un utile, perdendo via via gli affetti e l’interesse vero per gli altri?
Mentre giravo tra i quadri esposti alla mostra di Mirò ripensavo al mondo irrazionale degli artisti. Pensavo ai primi dipinti nelle caverne nell’era preistorica e dovremmo renderci conto che da sempre l’essere umano ha avuto l’esigenza di raccontare con le immagini i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri sogni.
Che poi non è quello che fanno i bambini quando non possiedono ancora la capacità di parlare utilizzando un linguaggio verbale? Il loro è un pensiero fatto di immagini…
Pensavo a Picasso, Matisse, solo per citarne alcuni. Vedendo le loro opere ho sempre pensato quanto le loro immagini fossero potenti e capaci di trascinarmi in un mondo onirico, come dentro un sogno. Parlo di loro perché personalmente poche cose come la pittura riescono, nell’arte, a farmi sentire così.
Loro non hanno di certo annullato quel mondo interno, ne erano in contatto. Spesso ho cercato il titolo delle opere che guardavo per cogliere da quello il significato del quadro; poi ho sentito che non ha molto senso perché se quello che guardiamo è in grado di farci vibrare ed emozionare, arriva la bellezza. Ed è quello che conta senza troppe spiegazioni.
In “Inception” il protagonista è in grado di entrare nel mondo dei sogni di altre persone per estrarne idee o manipolare il loro pensiero e conseguenti azioni al risveglio. Purtroppo in questi sogni è anche il suo inconscio a fare incursione e man mano emerge una difficoltà del protagonista di saper riconoscere e distinguere il sogno dalla realtà. Si munisce per questo di un oggetto che si comporta in modo differente nel sogno e fuori dal sogno; una trottola che gira all’infinito all’interno dei sogni e si ferma e cade a terra nella realtà.
Certo è un film, ma anche il cinema è un’altra delle mie passioni.
Parla utilizzando le immagini, (come anche la poesia sa fare o alcuni compositori come Mozart, Debussy che ci fanno creare nella mente paesaggi, volti, batticuori solo con le loro toccanti e geniali sinfonie), quindi cerco sempre di capire se il regista propone spunti di riflessioni, propone critiche o interpretazioni del proprio pensiero. Non so bene decifrare cosa volesse fare Nolan però di certo coglie l’importanza della capacità di sognare.
Ci lascia di proposito con l’interrogativo finale se il protagonista è tornato alla sua vera vita o sta ancora sognando. A me piace pensare che il protagonista abbia fatto tesoro dei suoi sogni e sia tornato alla sua vita reale e che la trottola smetta di girare e cada a terra. Piccola interessante nota: i sognatori ritornano alla veglia al suono di una musica di Edith Piaf “Non, je ne regrette de rien” che forse sta a simboleggiare la necessità del protagonista di affrontare i sensi di colpa per la morte della moglie (che continua a comparirgli in sogno) e riuscire ad andare avanti.
Dovrei essere giunta ad alcune conclusioni: sognare è di vitale importanza come è vitale saper distinguere il sogno dalla realtà; gli artisti sono irrazionali, sono capaci di restare in contatto con il loro mondo interiore senza per questo dover impazzire per forza; tutti gli esseri umani devono tenersi o ritrovare, laddove l’abbiano persa, questa capacità di immaginare, avere fantasia e fare rapporto oltre il lato apparente della realtà.
Tornando all’articolo citato all’inizio, penso sia nella frase “nell’irrazionale si possono annidare tante insidie” che trovano risposte molte delle domande poste tra le mie righe. Ma per queste insidie esiste una cura e allora si può tornare a sognare, a non aver paura di farlo, a saper distinguere il sonno dalla veglia, a non aver paura di impazzire.
Le mie ovviamente sono solo riflessioni spinte dall’interesse profondo verso i temi trattati; lascio la parola agli addetti ai lavori, a chi ne sa più di me e ha voglia di aggiungere, togliere, correggere.
Consapevole che mi piacerebbe ancora moltissimo continuare a parlare di arte, di sogni, di mondo irrazionale, vorrei chiudere con una frase del film “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick che potrebbe forse racchiudere un po’ tutto: “Un sogno, non è mai soltanto un sogno”.
Valeria Verna

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