IN VIAGGIO VERSO SOLARIS

Se c’è un film bellissimo che fa viaggiare, fa pensare ma non c’è nessuno a vederlo, il film è ancora bellissimo? Ci vuole qualcuno che parta per quel viaggio e che faccia quei pensieri.
In una sera di questo inverno è partito un breve ma intenso viaggio. Uno di quei viaggi senza biglietti e poltrone rosse del cinema che si fanno stando fermi a bordo di un cineforum virtuale. Virtuale si può intendere come simulato, irreale ma a me piace il termine virtuale accanto alla parola “possibile”. Era il 2020, il lockdown faceva pensare che nulla fosse pensabile e possibile in quel momento, che era necessario solo aspettare e dimenticare quel momento di vuoto. Invece comparve una idea, il cinema e lo stare insieme in modo virtuale. Così nasceva un cineforum pieno di possibilità perché libero e senza limiti. Per questo l’idea del viaggio è un bel modo di raccontare le sue avventure.
Ogni tanto (Senza un perché? Con un perché?) inizia a muoversi un treno di visioni cinematografiche e un gruppo di persone prepara il suo bagaglio per salirci sopra e prendere posto. Da anni ci siamo avventurati in questo viaggio fatto di immagini prese a prestito dai registi per dire qualcosa di noi, per capirci qualcosa, per fare domande e per capire non tanto come è stato realizzato un film, ma perché è stato fatto quel pensiero con le immagini.
Ecco…l’ultimo viaggio ha seguito una strada impervia e mi piace dire coraggiosa e un bel po’ strana. E’ stata una esplorazione attraverso l’invisibile reso visibile dal cinema di paesi lontani. L’ultima tappa ci ha portato su un pianeta vivo, vitale, con una sua biologia unica. Su Solaris.
Avevo già visto questo film originale del ’71 quando ero molto più giovane e mi colpi il genio della storia e certe immagini naturali piene di grazia ma vorrei raccontarvi cosa ci ho visto questa volta. Deve essere stato qualcosa di potente se ho pensato di scriverci sopra queste parole.
Solaris è la storia della materializzazione di ciò che è dentro le persone: memorie o pensieri nascosti o le cose da cui non ci si è saputi ancora separare. O da cui, rivivendole, è possibile farci finalmente una separazione.
Ho pensato che sia una magnifica rappresentazione di un metodo per la conoscenza, per la conoscenza della realtà più profonda vera e a volte invisibile degli uomini. Ho trovato geniale la rappresentazione del fallimento del metodo scientifico inteso come matematico e razionale che non riesce a conoscere nulla di questo pianeta vivo. Si ottengono solo una massa di dati infinita che non hanno senso e rimangono incomprensibili, senza forma, senza riuscire mai a dare una immagine chiara del mutevole pianeta.
E allo stesso modo genialmente viene proposto un altro metodo per conoscere Solaris. Il metodo viene osteggiato dagli altri scienziati ma viene totalmente abbraccio da uno solo, il più umano di tutti. Uno psicologo, casualmente.
Il metodo è lasciarsi andare completamente e vedere cosa succede, separandosi da ogni cosa precedente. Non tornare più con i piedi per terra, se la terra è il vecchio pianeta e il proprio vecchio modo di stare al mondo.
Insomma per conoscere e conoscersi è necessario forse fare una rivoluzione copernicana mettendo al centro il corpo con cui sentiamo quello che c’è dentro e quello che c’è fuori.
Solaris mi ha fatto pensare queste cose e l’ho trovato più reale che fantascientifico.
Ve lo consiglio e scusate gli spoiler.
Maria Giubettini
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Letto d’un fiato, mi è venuta voglia di rivederlo!!!