SEPARARSI
Esistono delle storie che a volerle spiegare si avverte la percezione che perdano di significato, “Vita di Pi” è una di queste e quando mi torvo a parlare di cinema e affermare che questo è decisamente tra i miei film preferiti, mi sento spesso chiedere “Secondo te di cosa parla questo film, qual è la verità rispetto ai fatti, quale storia è vera, quella dove ci sono gli animali o quella dove ci sono solo gli esseri umani”?
La prima volta che ho visto questo film non mi sono posta questa domanda e nemmeno le altre innumerevoli volte successive.
L’arte in generale ha la straordinaria capacità di parlare attraverso le immagini, un po’ come fanno i sogni. Niente è quasi mai come sembra e le sensazioni che lasciano sono sempre da cercare nella parte più profonda di noi stessi, così come il loro significato.
In queste poche righe vorrei provare per la prima volta a raccontare cosa ha sempre smosso dentro di me questo film.
La storia racconta di un ragazzo indiano (Pi) rimasto in mare su una barca dopo un violento naufragio, in compagnia di una tigre del bengala (Richard Parker).
Dopo innumerevoli vicende Pi ha dapprima tentato di sopravvivere alla tigre e non venire divorato dalla stessa e poi instaurato con quest’ultima un rapporto di amicizia che in realtà lo ha tenuto in vita fino alla fine.
La stessa tigre che all’inizio lo spaventava e dalla quale pensava di doversi difendere, alla fine è diventata il motivo principale per il quale sopravvivere, insieme.
Deve essere a questo punto della storia che Richard Parker, per me, ha assunto le sembianze delle paure di un giovane ragazzo che di fronte alle proprie scelte, i suoi rapporti, la vita in generale, stava lottando per trovare le forze di andare sempre oltre ed essere forte, certo di sé.
Piango sempre moltissimo nella scena finale del film dove proprio quando sembra essere tutto perduto, i due naufraghi approdano su un’isola, entrambi vivi e in procinto di dirsi addio per sempre.
A molti (me compresa) è capitato di dover e voler andar via da situazioni importanti che ti hanno dato tantissimo, arricchito, fatto arrabbiare, discutere e che sai di voler portar dentro di te per sempre.
Se dovessi rispondere alla domanda posta all’inizio, direi così:
se nella storia sono presenti soltanto gli esseri umani, Richard Parker e Pi sono la stessa cosa e quando la tigre va via nella foresta senza voltarsi indietro, è una parte di Pi, sono le sue paure che svaniscono per sempre, il suo vissuto che va via, generando in Pi una grandissima tristezza, perché anche separarsi da una parte di noi stessi, da qualcosa o da qualcuno su cui abbiamo investito tempo, energie e interesse, causa sofferenza, manda in crisi e va tutto affrontato prendendosi il giusto tempo;
se nella storia Pi è il ragazzo indiano e la tigre è Richard Parker, il ragazzo affronta con molto dolore il lento movimento che assiste fare alla tigre mentre, senza voltarsi, sparisce per sempre nella giungla.
In qualunque modo vogliamo metterla, questo è un film che parla di “Separazione”; la vita è un continuo atto di separazione (per rubare le parole dal film).
A volte dobbiamo separarci da cose nostre che, evolvendo, ci cambiano e a volte dobbiamo separarci da persone e situazioni perché si scelgono altre strade. Si spera soltanto che si riesca a farlo con lo stesso amore che abbiamo sentito quando si era ancora sullo stesso cammino.
So che qualcuno potrebbe chiedersi in ogni caso “perché Richard Parker non si volta dopo essersi soffermato per un attimo prima di andare via?”
Una risposta ho tentato di darmela; forse quando si è veramente certi di prendere una strada diversa non abbiamo bisogno di voltarci indietro per vedere cosa stiamo lasciando perché se questa separazione proviamo a farla bene, anche andando via, terremo dentro di noi tutto il bello. E’ li, dentro di noi, che lo ritroveremo sempre.
Forse resto dell’idea che non è importante trovare una logica razionale: che sia Richard Parker ad andare via o lo stesso Pi a cambiare la sua strada, ciò che conta davvero è capire e trovare sempre un modo per dare il giusto addio.
Domani è l’inizio di una nuova estate; che sia sempre una nuova estate, domani.
Valeria Verna
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