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FIORI DI CAMPO

FIORI DI CAMPO

IERI

Sarà perché è settembre e l’aria profuma di nuovi inizi, di abbracci con la pelle caramellata, di “ti devo raccontare” emozionati, rubati, aspettati, all’entrata di scuola, di tristezza lasciata andare dolcemente al ricordo di soli tramontati sulla linea del tempo in fondo al mare o sarà per aver trovato, tra le pagine avorio ruvide e calde di un libro con la copertina rossa dall’odore tondo di carta abitata, un bigliettino stropicciato scritto a matita da una mano di un’altra epoca, che recitava:

matita 3H

blocco fogli F4

squadra 

riga

compasso

Era tutto ciò che serviva per guardare lontano. 

Matita a forma di spillo, riga e squadra con gli angoli acutissimi, un foglio bianco di possibilità, una mano piena di speranza e iniziava il movimento più curioso di quegli anni: il tratteggio. 

Soffice, deciso ma non calcato, calmo, equilibrato, fidato, insomma tutto l’opposto di quel che c’era sotto la pelle, forse per questo mi piaceva così tanto. Eppure, quel senso di pace nel dare uno spazio al segno scuro della mano, nell’incontro tra la punta ferma ed il bianco calmo lì sotto in cui era materia e poi pensiero e di nuovo materia e di nuovo pensiero, mi regalava una speranza, come stessi costruendo un-passo-dopo-l’altro i ciottoli di qualcosa che era più lontano di o da me, ma c’era. 

Prima le proiezioni e poi la prospettiva, riuscire a compiere un atto di bellezza: far immaginare, realizzare, esistere, ciò che sembrava non poter essere direttamente visibile nelle due dimensioni, perché ne aveva una terza. C’era, era lì, lo sapevi, ma non potevi vederla. E invece, il tratteggio ti aiutava a capire, scoprire, che era lì sotto ai tuoi occhi, bastava sentirla per arrivarci, come quando esci dal cinema e scorri con le dita il telo di velluto della porta di uscita in cerca di aria dove far scorrere le emozioni appena nate o ritrovate, camminando con le dita sempre più veloce e finalmente poi trovando il capo del telo e di nuovo luce. Sai che è lì quella luce, la senti. 

Come trovarla? Avendo un chiaro punto di osservazione. 

Si, tra gli elementi principali della prospettiva, oltre alla linea dell’orizzonte all’altezza degli occhi ed il punto di fuga su quell’orizzonte, c’è il punto di vista, l’esatta posizione da cui l’osservatore guarda il suo intento. 

OGGI

Lo Spin Time Labs nasce a Roma negli spazi dell’ex palazzo INPDAP -Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica- in via di Santa Croce in Gerusalemme, il 12 ottobre 2013, da un’azione promossa dal movimento per il diritto all’abitare Action – Diritti in movimento, come laboratorio di rigenerazione urbana. 

Ri-generazione: generare di nuovo, perché le cose che non hanno funzionato o hanno funzionato poco o hanno funzionato e poi hanno smesso, possano essere ri-create. 

Spin, l’idea del movimento unita a Lab, la sperimentazione, e così prende forma un’idea ben precisa: imprimere una spinta inversa alla narrazione della città dove non più considerare gli immobili vuoti come mere rendite speculative, ma rigenerarli per rimettere al centro le persone, i -loro- diritti ed il -loro- benessere. 

Una spinta che veda come uno spazio occupato possa essere fucina di cultura, politica, arte e servizi per il quartiere in costante movimento. Centinaia di famiglie italiane e straniere rimaste senza casa, che hanno unito la dimensione abitativa con quella dei diritti alla cittadinanza, offrendo spazi creativi e di condivisione. 

Tutto questo calato in un tempo, questo tempo, in cui sostituire è meglio che curare, in cui “far da per sé” è meglio di “far per tre”. 

E allora vale di più. 

Gli ultimi accadimenti hanno visto il sequestro e lo sgombero dello stabile in via di Santa Croce in Gerusalemme nella notte tra il 29 ed il 30 luglio a causa di un incendio, rapidamente domato. 400 persone che sono uscite con l’idea di tornare poco dopo, come quando ti porti dietro solo il telefono e qualche soldo spiccio “compro il pane e torno, le chiavi non le porto tanto mi apri tu”. E invece poi, non ha aperto più nessuno. 

Un presidio che ha visto la mobilitazione di una moltitudine di persone tra cittadini, diverse associazioni operanti stabilmente nel centro culturale interno ed artisti, che hanno mostrato concreta solidarietà.

Un “accordo ponte” rifiutato, strutture assistenziali, case popolari, una manifestazione nazionale in vista, questo ad oggi lo stato dell’arte. 

La strada non porta a casa

Se la tua casa non sai qual è (…) 

Ma come fate a dire

Che qui è tutto normale? 

direbbe Ghali. 

DOMANI

Leggendo la storia di Cahide, una donna curda che prepara il naan con il tè caldo, di Daniela che a 15 anni sogna di vivere all’estero, ma non immagina una vita in un “condominio classico” senza le sue migliori amiche ad un piano di distanza, ecco è qui che capisco che loro stanno tratteggiando. Che con loro anche Nicole, Micaela, Emmanuel ed ancora chi ha visto in un luogo vuoto uno spazio dover far sbocciare i fiori di campo, chi è uscito di casa con 40 gradi all’ombra per dare una mano o solo stringerla, chi ha sentito ci fosse un’altra dimensione anche se non direttamente visibile, ecco tutti loro stavano tratteggiando. 

Lo stesso punto di osservazione: essere insieme, fare insieme, per sé e per l’altro, innaffiare un seme, aspettare che nasca un papavero e poi una margherita e poi un fiordaliso. 

Una prospettiva, che riconosca che le stelle più belle sono quelle che, tutte diverse, creano una costellazione. 

In fisica quantistica l’atto stesso di osservare, misurare una particella (il punto) ne modifica inevitabilmente lo stato ed il comportamento, facendola uscire dalla “nuvola di possibilità” e costringendola a “scegliere” una posizione specifica. 

E allora che un atto di rivoluzione sia uscire dalle nuvole, mettersi in un punto ben preciso ed iniziare ad “osservare” le costellazioni, iniziare a far scorrere gocce d’acqua e rinascere fiordaliso?

Che quella terza dimensione indica la profondità, così impalpabile ma altrettanto vitale, da renderci unicamente umani.

E allora,

– – – – – – …

Susanna Lucatello

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Foto scattata da: Thirdman
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