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AL BUIO, UNA PICCOLA FIAMMA

AL BUIO, UNA PICCOLA FIAMMA

Nella stanza dove ho vissuto tutta la mia adolescenza, ho ritrovato un diario su cui scrivevo i miei pensieri durante i primi anni del liceo. Mi ricordavo bene della sua esistenza ma non l’avevo mai più aperto. Prima di quel momento non ho mai provato la necessità di rileggerlo, come se l’importante non fosse quello ma saperlo esistente, lì.

Fin dalla prima riga, mi sembra talmente familiare e talmente sconosciuto, il contenuto di quelle pagine, da sfilarmisi davanti agli occhi tutto d’un fiato, come il panorama di un viaggio senza fermate intermedie.

A quel tempo per me andare a scuola era bellissimo quanto faticoso. Mica era facile starsene continuamente accanto a decine di ragazzi come me ma diversissimi da me, con pochi attimi per riprendere fiato, tra professori esigenti, orari stringenti e sveglia prestissimo. Eppure, nonostante le difficoltà, i corridoi di quella scuola mi sembravano pieni di possibilità.

Leggendoli ora, quei pensieri, mi sono apparsi inizialmente una terra così lontana da sembrare straniera. Eppure, mi accorgo che non mi perdo, per quelle vie dove mi conducono le righe, perché quella lì la riconosco: ero proprio io.

D’un tratto ricordo molto vividamente anche di quanto in quegli anni non fosse facile per me. Mi ricordo di un malessere che, senza un apparente motivo, tornava a trovarmi ogni volta.

Mi capitava a volte di convincermi che quella sofferenza facesse parte della mia persona e che mi definisse, persino che mi giustificasse. Ho provato a indossarla come qualcosa di utile, ma poi mi ritrovavo sempre al punto di partenza.

Hai presente quando tira troppo vento e la fiamma di una candela sembra sparire? Se però poi metti le mani intorno, a cucchiaio come per proteggerla, quella fiamma risbuca fuori da sé: non si vedeva più, ma c’era sempre stata.

A pensarci bene, è innanzitutto una questione di ossigeno. A volte basta spogliarsi di tutto per scoprire che a notte fonda, alla luce di un lumino, con una penna e un diario in mano, quella fiammella non si è spenta.

E a pensarci ancora meglio, forse tutto può ripartire da una scintilla di coraggio.

Come decidere di non sbianchettare una parte di sé come si fa con gli errori, per poi riscriverci sopra la parola “corretta”, più comoda e ordinata. Incasellata.

Che in quel disordine c’è una storia.

Piccola che sia.

Per esempio, in quello, c’era la mia.

Che poi io, quei garbugli, non li avrei regalati a chiunque. Non sempre si trovano le risposte che cerchi al primo colpo: i petali di una storia si schiudono tra le mani calde.

Ritornata con la mente in quella stanza, dopo aver letto le ultime righe, ho stretto il diario tra le mani e mi è venuto in mente Papillon.

Ho pensato: chissà se c’è qualche ragazzo (ma non solo), tra chi passa di qui, che si porta dietro una nebbia fitta in testa o un vuoto pesante nel petto e che non sa da dove iniziare a sgarbugliarsi; che si sente un po’ smarrito, in questo mondo sempre più veloce che non fa altro che passarti il bianchetto per correggerti.

Chissà se quel ragazzo o ragazza, mentre si immerge tra tutti questi luminosi, vivi, pulsanti video, articoli, lettere, illustrazioni, pensieri…,

magari a notte fonda, alla luce di un lumino,

sceglie

di ripartire dalla sua piccola fiamma.

Adriana Ferretti

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AL BUIO, UNA PICCOLA FIAMMA
Foto scattata da: Lucia De Gros (da Pexels)
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