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NIENTE DI PERSONALE, TUTTO DI COLLETTIVO

NIENTE DI PERSONALE, TUTTO DI COLLETTIVO

“More than meets the eye”

Brilla fortissimo sospeso in una notte che profuma di gelsomino, mi si apre davanti mentre con gli occhi socchiusi, assaporo un pezzetto di panna allo zabaione e giro l’angolo silenzioso della strada di casa, è arrampicata su uno scheletro di ferro e sembra scaldarlo timidamente come il sole dell’alba intiepidisce la sabbia infreddolita dalla mareggiata ruvida delle tre del mattino.

La magnolia fiorisce prima di ricoprirsi di foglie. Rimane esposta con i suoi petali morbidi, profumatissimi e delicati senza riparo. Nulla ad avvolgerli, nulla a proteggerli, nulla ad accarezzarli tenendogli la mano. Eppure è sensibile al freddo, alle gelate che potrebbero rovinare quei suoi fiori a forma di stella che dal bianco raggiungono il porpora, ma ama così tanto il sole pieno, che se ne sta lì coraggiosa con il suo bocciolo teso all’infinito a prendersi i raggi che le spettano. Questo è il prezzo che paga: mettere a nudo il suo tesoro prezioso per raggiungere ciò che le dona vita e la fa esplodere nella sua essenza. 

L’ho letto qualche giorno fa mentre cercavo risposte tra i fiori, tra una margherita che sa di casa e primo amore ed il piccolo cactus che ho vicino alla finestra che mi regala il suo fiore una sola volta in un giro di terra intorno al sole e, se sono fortunata, mi sveglio e lo trovo lì ad aspettarmi rosso di vita. Aspetta quell’esatto momento: quando le parole sono piene, quando l’aria è quella giusta, quando è tempo di mostrarsi. Ma il cactus è un’altra storia.

Dicevamo, la magnolia ed i suoi fiori nudi, beh ho pensato: ma che è matta? Che fai ti fidi del sole di mezzogiorno? Ma che non lo sai che poi quando meno te lo aspetti arriva una folata di vento freddo che brrr corri tira fuori una sciarpa o un maglione uno scialle non so, quel giacchetto che ti porti sempre dietro che ‘metti che fa freddo’. 

E allora è tornata la scritta grande grandissima, luce bianca nella notte nera. 

Lettere allineate in verticale a ricordare che arte linguaggio e immagine sono l’una piccola parte dell’altra e compongono insieme un pensiero anzi da lì nascono e che è vero, c’è sempre qualcosa di più di quello che sembra, qualcosa che va oltre la semplice percezione visiva, che c’è sempre qualcosa che nasce in quel processo di trasformazione dell’energia luminosa esterna in movimento interno, qualcosa che prima non c’era e poi c’è, qualcosa che assomiglia alla vita.

Ho capito che la magnolia fa come il sole quando piano piano sparisce all’orizzonte ad occidente e si immerge in questa terra abbandonandosi libero tra le sue braccia, con la certezza che quel movimento autonomo e pieno, gli permetterà di rinascere nuovo ed anche più bello poco dopo. E così lei fa lo stesso: si fida prima e si affida dopo, perché certa ci sarà un sole ad attenderla e farla fiorire. Ed ogni suo bocciolo sarà solo prima ed insieme agli altri dopo, nell’impresa di essere e creare vita.

È un tempo strano questo, il calendario mi dice che è primavera ma il mondo sembra vivere un gelido inverno interminabile in tormenta. Qualche giorno fa camminavo con la testa verso il sole in cerca di calore e forse di fiorire anch’io, finché non ho trovato finalmente la mia magnolia, aveva le sembianze di un graffito su un cartellone bianco giallo e nero dei lavori in corso, diceva “niente di personale, tutto di collettivo”. Bingo. 

Circa un anno fa nasceva negli Stati Uniti il movimento “No Kings” in occasione della festività nazionale President’s Day, come risposta civica e politica alle scelte del governo Trump. Il fine è “denunciare l’erosione delle libertà civili, l’uso politico delle forze armate e la retorica del law and order come strumenti di repressione, rivendicando una visione pluralista e inclusiva della società e inserendosi tra le mobilitazioni democratiche contro l’autoritarismo”. 

Il movimento nasce negli USA ma ha esteso la sua azione in Europa (Londra, Parigi, Madrid, Amsterdam, Lisbona ecc.) ed in Italia dove a Roma (ma non solo), sono stati organizzati diversi incontri ed iniziative, tra cui un concerto, che ha visto la partecipazione di numerosi artisti italiani ed una manifestazione pacifica e di massa. 

Un obiettivo comune, una convergenza tra realtà diverse, volta a trasformare il sentire condiviso e diffuso, in un campo d’azione, una scacchiera universale in cui “dare scacco matto ai re”. 

Non sarà un caso aver letto quel graffito proprio nel luogo in cui migliaia di persone hanno cantato, ballato, agito, partecipato a quel concerto per otto ore consecutive di musica, con l’intenzione di dire un no chiaro ai “re e alle loro guerre”. 

Migliaia di persone che come i boccioli di magnolia certi ognuno di sé, di un’idea personale prima e quindi di un sentire, di un pensiero comune e collettivo dopo, si sono mossi e si muovono verso un sole nuovo che si sa, anche se dall’altra parte del mondo, alla fine guardiamo tutti la stessa luna.

Nel 1961 in occasione dell’istituzione di Amnesty International, il suo fondatore Peter Benenson, si espresse ispirandosi ad un proverbio cinese dicendo “meglio accendere una candela che maledire l’oscurità“.

Non so se l’inverno sta per finire, se il calendario inizia a dire la verità, se le candele si sono accese, abbracciate e scaldate l’un l’altra, ma l’aria sembra tiepida e le magnolie nei parchi, nelle piazze, ai lati delle strade, iniziano a fiorire.

Susanna Lucatello

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Foto scattata da: Anca
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