UN’ONDA

NOI
Un’onda.
Ci penso spesso, alle onde. Forse perché leggendo un libro qualche tempo fa ho scoperto che il mondo non è fatto di cose ferme. Magari la vista ci inganna ma la realtà si muove in continuazione, ha solo un tempo molto diverso dal nostro.
Se chiedessi a chiunque di dirmi chi è Einstein o qual è la sua teoria più famosa, la relatività, sono abbastanza sicura che molti saprebbero almeno di cosa sto parlando.
Ma se la domanda fosse: “Sai cos’è la fisica quantistica?”, dubito che la risposta sarebbe altrettanto immediata.
Carlo Rovelli, sì proprio lui, in quel libro, lo spiega bene che non è ignoranza, né repulsione verso la fisica quantistica. È proprio che è più difficile (confermo).
Ci ingarbuglia, ci sfugge, richiede un modo di immaginare il mondo, che non assomiglia per niente a come ce l’aspettiamo.
Il bello della scienza però è imparare cose vere. E le cose vere non si chiudono mai in un’immagine fissa: cambiano, si spostano, perché c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Una delle prime cose che ho scoperto leggendo questo libro, per esempio, è che nella fisica quantistica non esistono solo le particelle: esistono anche le onde.
Onde belle come il mare? Quasi. Con la differenza che, ancora oggi, nessuno ha capito fino in fondo come funzionano queste onde (di elettroni) e, soprattutto, il loro modo stranissimo di muoversi nel mondo.
Queste microparticelle si muovono, si separano, si sovrappongono e, quando si incontrano di nuovo, sono qualcosa di completamente diverso.
Gli elettroni fanno così.
Una cosa che mi ha colpito molto è come Rovelli insiste spesso su un punto, e cioè che la fisica non descrive come sono le cose in modo assoluto e univoco, ma come le cose diventano quando interagiscono tra di loro. Come se nel mondo non esistesse uno stato definitivo, ma una relazione.
Questo vorrebbe dire, ad esempio, che un diamante non è duro di per sé: lo diventa in funzione di determinate condizioni, delle influenze che subisce, degli scambi reciproci in cui si ritrova a esistere.
Ma a pensarci noi umani non siamo fatti anche noi, alla fine, di materia? Di cellule che si mescolano, dentro e fuori di noi, con tutto il resto? Non saremo fatti anche noi di onde? Di relazioni?
E, allora, forse, non sarà così anche l’amore?
TU
Abbiamo dormito tanto, poco, bene, così così. Neanche abbiamo aperto le serrande ma io lo so che c’è il sole. Qualcuno da una finestra più o meno vicina sta armeggiando in cucina.
Nell’aria neanche una traccia del rumore delle solite corse.
Possiamo annusarci con la calma di quelli che non sanno che il tempo si può perdere o occupare, possiamo guardare invecchiare le rose e indovinare gli anni degli alberi solo per poi organizzargli una festa. L’amore in quel tempo tra noi è un amore di crampi e di brividi, un amore che mi tiene dritta la schiena.
È in quelle ore di confini sbiaditi e possibilità che ancora sia un sogno che mi perdo spesso e vago tra pensieri turchesi.
Agito in aria le braccia come se toccassi uno specchio d’acqua, aggrotto le sopracciglia. E tu mi prendi in giro, mi fai il verso e ti confesso che sembra essere così diverso dal mio. Ti chiedo: come fa il tempo a fermarsi e allo stesso tempo ad andare così veloce quando siamo insieme? Me lo chiedo scavando in aria come se la risposta potesse cadermi dal soffitto.
Ma tu interrompi quel vortice giusto un attimo prima che mi risucchi. Le mie mani, immagino guardandole, sono nate per stare tra le tue, e custodire il respiro che ti sale nel petto.
Ancora non apro gli occhi ma lo so che lì sotto c’è il sole.
È tutto qua il tempo che desidero, stretto fra le labbra, mentre c’è amore mosso.
IO
Ma come fanno i gatti?
Me lo chiedo mentre osservo il mio con ammirazione: cos’è quell’incantesimo di assopimento in cui sei immerso mentre te ne stai lì, stiracchiato, sotto questo sole incostante?
È solo alla fine di un percorso tortuoso dei miei pensieri che, chissà come o perché, devo essere arrivata a questa domanda. Dall’iperuranio qualcosa si è insinuato nelle pieghe solide e reali della vita quotidiana.
Un tentativo di evasione: quanto è semplice un gatto rispetto a tutto il resto?
Lo guardo e lui, che se ne accorge, mi interroga perplesso. E io, che pure non sono solita parlare da sola, mi sento coraggiosa e gli dico: ma tu come fai?
Sì, sì, dico a te. Come fai tu a rendere tutto così semplice?
Con gli occhi assottigliati ci mette un po’ a degnarmi. Poi, dopo uno sbadiglio, si avvicina. Ma non lo fa per me. È quello che vuole: i maligni diranno che è quello che gli serve, ma io non credo. Fa un salto secco, sicuro, dritto sulle mie gambe, perché solo da lì – ritiene – potrà spiegarmi meglio.
Mi dice, e questo sono abbastanza sicura di essermelo inventato: Essere semplice è la mia natura.
Certo, facile così, gatto. Ma la mia natura qual è?
Noi umani non possiamo fare le cose da gatti: siamo istruiti, educati, civili.
O forse quelli erano i polpi? Potrei sbagliarmi, lo ammetto.
Eppure, c’è qualcosa che mi fa pensare che potremmo assomigliarci.
Mi sembra un pensiero assurdo, ma devo seguirlo, perché nella scrittura – come nella vita – è importante capire da dove arriva la luce.
Sarà che a risuonarmi è questo tuo modo silenzioso di restare intero anche quando ti sposti, di alzarti e andare via senza trascinarti dietro spiegazioni. Non chiedi permesso, non prometti ritorni, eppure non distruggi nulla. Anzi! È un’andatura leggera, la tua: sai dove stare e quando staccarti, e quello che c’è, con te, non ha bisogno di essere continuamente toccato per esistere. Anche una volta che non ci sei più.
Forse è lì che, senza saperlo, ci assomigliamo. Forse questa è anche la mia natura. La nostra.
Come per confermare la mia tesi, interrompe il discorso di fusa che stavamo facendo e se ne va, lasciando sulle mie gambe solo la sensazione della sua presenza e qualche pelo.
Che tipi i gatti, penso sorridendo.
Torno a rincorrere un po’ i pensieri dentro quell’onda, un’onda, sì.
Ma il mare è calmo.
Ilaria Serpi
Commenti (8)
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Meraviglioso
Che bello il tuo saper scrivere i pensieri dentro/dietro/sopra/sotto le parole! 🥰
WOW….senza respiro, un attimo e mi riprendo. Ho nuotato in un mare di parole, onde altissime, bracciate veloci e poi la calma. Mi ripeto: wow!
Sempre piu’ poesia… questo blog sta diventando sempre di più un meraviglioso modo di raccontare le cose che non si possono dire con le parole di tutti i giorni ma solo con la poesia
Che bellezza, l
eggerti mi mette la pace!
Complimenti!
Meraviglioso, poetico, l’ho letto tutto d’un fiato ❤️
Un’onda di pura bellezza. Grazie 💙
Splendido 🌊♥️