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VERDE SPERANZA

VERDE SPERANZA

Di che colore hai gli occhi?

Dipende dal tempo.

Sono abbastanza sicura che il 27 agosto 2019, mentre guardavo i gabbiani attraversare il tetto del mondo sulla spiaggia color gesso sul golfo del Messico, fossero verde inglese, così come son certa fossero giallo cedrata quel 21 aprile in cui, sulla porta aperta dal vento gonfio di salsedine, ho salutato per l’ultima volta il mio amore più grande. Dipende dal tempo, quello dentro intendiamoci. Quello che fa diventare sole anche una giornata in cui va tutto storto, quello che cambia e si muove come la sabbia sul fondale che se ti cade qualcosa anche dopo pochi secondi fatichi a trovarla perché l’ordine dei granelli è cambiato oppure sono semplicemente diventati altro, un po’ come la faccenda del bruco che diventa farfalla. Forse è per questo tempo mutevole che anche la carta di identità, nonostante la foto lì in primo piano catturi un colore ben preciso, non si azzarda a dirlo più con incontrovertibile certezza, evidentemente se ne sono accorti anche i signori delle identità che dipende dal tempo ed il tempo si sa, è spesso variabile.

Cosa succede se perdi tutto?

Ho visto un film al cinema, dove un uomo si picchiettava la testa dicendosi di non aver più scelta perché aveva perso tutto. E per tutto intendiamo casa, libri, auto, viaggi, fogli di giornale (più o meno) ed è disposto a fare, anzi fa, per l’appunto il peggior tutto, per riprendere recuperare elemosinare strappare ciò di cui era stato privato. È talmente annebbiato, oscurato dal suo cieco senso di rivalsa, che piano piano il campo visivo gli si assottiglia fino a portarlo a non vedere più chi ha attorno, come la sua bimba che ripete le parole degli altri senza crearne di sue, che apre il suo cuore solo al violoncello di abete bianco. E lo suona spasmodicamente per riuscire a trovare fuori una musica fatta di pallini colorati su un foglio bianco, collocati a distanza esatta l’uno dall’altro, una musica che cerca una perfettissima perfezione estetica talmente stretta, che fa pensare non riesca a trovare le note su cui poggiarsi dentro. Ma l’uomo, nel piccolo spiraglio di vista rimasto, come stesse guardando il mare dalle fessure di una lontana cabina di legno sulla spiaggia, vede solo la spuma dell’onda e la scambia per un pezzo di polistirolo. E lo tiene ancor vivo un dolore pulsante che come un orologio svizzero, scandisce il suo graduale allontanamento da un briciolo di umanità e si aggrava fino al punto in cui l’unica scelta (che fa) è quello di strapparlo via, per non sentire più niente. E gli occhi diventano di non-colore, e si fa tutto buio.

Mi piace il cinema, è forse la forma d’arte che preferisco, vedere come l’ingegno creativo ha immaginato e visto prima di me un’idea, me ne fa fare di nuove.

Il punto è cosa era quel “tutto”.

Finché il ‘tutto’ ragiona e si solidifica su cose tangibili, materiali, concrete, grandi, finché ‘l’uomo senza altra scelta’ si riconosce solo nelle caratteristiche di successo, convenienza, potere, finché sarà cieco verso la propria ed altrui realtà umana, l’unica scelta una volta sgretolato un pezzetto di mondo fuori, sarà levare il dente che fa male e perdere il colore degli occhi. Finché la scelta virerà verso una logica del mero profitto spingendo persone a chiuderne delle altre dentro ad una scatola senza uscita, senza norme di sicurezza, senza aria, senza umanità, penso manchino i fondamentali e sia pretenzioso parlare di scelte. Finché si cercherà di fregare un altro essere umano, finché ci si sentirà padroni di un altro essere umano, finché si oscurerà, annienterà, distruggerà un altro essere umano, non si può parlare di essere-umani.

Poi penso a quando scelgo una lunga bracciata nel blu invece di affannarmi ad incastrare un lavoro in più, di regalare un mazzo di tulipani a chi amo per farlo sentire al sicuro dopo uno schiaffo della vita, invece di non rispondere al telefono perché ho altro da fare, di perdermi in un abbraccio caldo al buio di notte senza dire nulla, invece di mettermi al riparo con “sto bene/mi basto da sola”, di non fermare i pensieri, metterli spesso nella centrifuga e poi stesi al sole, invece di bere l’antidoto del “ma che ci vuoi fare, siamo fatti così”.

Forse questo è parte del mio tutto.

Oggi è bel tempo. Ho guardato nello specchietto retrovisore, sono verde speranza.

Susanna Lucatello

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VERDE SPERANZA
Foto scattata da: Alefe Almeida
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