INNAMORAMENTO E FEMMINICIDI
Perché gli uomini fanno del male alle donne?
Secondo me non è una questione di patriarcato. Lasciamo stare. Secondo me è malattia. A questo punto è malattia. A questo punto è sicuramente malattia.
Buongiorno a tutti. Ho voluto iniziare con la splendida Ornella Vanoni perché dice cose assolutamente condivisibili. Ovviamente non voglio dire che il patriarcato non esista tutt’altro. Siamo purtroppo ancora immersi in una società maschilista. Basti pensare che fino al 1981 c’era il delitto d’onore e fino al 1996 lo stupro era considerato un delitto contro la morale. Quindi forse dobbiamo pensare che questi femminicidi non siano altro che la punta dell’iceberg di una violenza quotidiana, violenza magari non materiale, ma sicuramente psichica di negazione, di sottovalutazione della donna.
Arriviamo a questi femminicidi. Se voi ci fate caso, queste questi omicidi vengono compiuti con lo stampino. Nella stragrande maggioranza dei casi assistiamo ad un rapporto, poi c’è la donna che per qualche motivo decide di andarsene, di cercare una realizzazione sua diversa, lontano dal proprio partner e a quel punto il ragazzo o l’uomo la uccide. E poi assistiamo spessissimo al fatto che dopo aver commesso l’omicidio il ragazzo o l’uomo va al bar con gli amici, va a vedere la partita come se nulla fosse. Tant’è vero che ho seguito la dottoressa Bruzzone, che è una criminologa che ha visto come consulente un sacco di questi casi, accanirsi auspicando pene severissime perché queste persone non hanno sensi di colpa, così poi si renderanno conto. Il punto è che forse si tratta di comprendere un po’ più in profondità la realtà di queste persone, perché io credo che tu puoi dare loro anche due ergastoli, però questi I sensi di culpa non li hanno. Qui ecco che si apre un grosso discorso perché questi assassini vengono diagnosticati con disturbi di personalità, perlopiù di tipo narcisistico, ma io credo che sia una diagnosi che non ci racconta tutta la verità perché invece penso che noi assistiamo a un crollo psicotico in questi assassini. Purtroppo non riusciamo ancora a pensare ad una persona che ha la coscienza a posto, il comportamento funziona perfettamente e che è profondamente malata. Questa sembra che sia qualcosa che ancora noi non riusciamo a comprendere. E perché? Perché dobbiamo fare un passo e andare avanti e capire che qui il problema grosso è che la coscienza è a posto, ma tutto ciò che riguarda il pensiero non cosciente, il cosiddetto inconscio, non funziona per niente.
La malattia risiede lì e se risiede lì siamo obbligati ad attingere alla teoria dello psichiatra Massimo Fagioli che per decenni si è dedicato sempre alla ricerca sull’inconscio.
A questo punto cerchiamo di ripartire e vedere qual è la situazione dell’innammoramento sano tra due individui. Perché qui la suggestione è enorme, è interessantissima e cioè quello che ci dice Fargioli è che nel nell’innamoramento, nel vedere il diverso da sé, si rimette in moto tutto il primo anno di vita, quell’anno in cui non c’era la coscienza, non c’era ancora la visione nitida, tutto un mondo fatto di immagini in questo rapporto profondissimo con la propria madre, un mondo di fantasia che fisiologicamente dimentichiamo ovviamente però si riattiva nel vedere la donna amata, nel vedere questa donna si muovono queste memorie indefinite che ci fanno appunto innamorare e vediamo quindi nella donna qualcosa che abbiamo dentro e che in qualche modo ci va a rappresentare.
Chiaramente stiamo parlando di un innamoramento vero, quello che purtroppo spesso viene minimizzato, viene chiamato la cotta adolescenziale, io credo che invece sia una cosa estremamente importante, quella del primo innamoramento che, come si dice, non si dovrebbe scordare mai proprio per questo motivo. Quindi c’è qualcosa di interno che viene visto, che viene attivato, che viene smosso dal dalla donna. Quindi si muove qualcosa di mio a me sconosciuto e che l’altro mi rimette in moto. Cosa succede invece? Anzi no, forse dobbiamo dire ancora una cosa che succede in tanti rapporti perché la vita è questa: che poi la la donna se ne va, l’altra persona amata se ne va, il rapporto si chiude e dà luogo ad una sacrosanta tristezza, un tentativo di rielaborarsi tutta questa questa situazione, ritrovare in sé quelle cose che avevamo visto fuori, andare al bar con gli amici stavolta per consolarci di questa separazione e poi a quel punto siamo pronti a rifare un altro nuovo innamoramento con la stessa potenza del primo, forse ancora superiore. Non sempre le cose vanno così, eh, va detto, però insomma sarebbe auspicabile che andassero così.
Invece in queste persone, in questi assassini, noi dobbiamo pensare che il loro primo anno di vita è andato completamente distrutto, perlopiù perché hanno avuto una madre completamente anaffettiva che ha distrutto il loro primo anno di vita fatto di fantasia e di immagini, quello che appunto dicevamo prima. Nel rapporto con la donna, è come se loro vedessero fuori di sé qualcosa che hanno perso di cui cercano di riappropriarsi, però è un rapporto, diciamo, dove tutto quello che c’è è esterno a sé, non corrisponde a un movimento interno. Tanto è vero che in queste situazioni non parliamo minimamente di innamoramento. L’innamoramento non c’entra niente. Qui c’è una dinamica di possesso. Si deve tenere quella immagine lì che è fuori di sè con un rapporto che Fagioli definisce neanche di identificazione ma proprio un rapporto specchio, cioè la donna diventa un oggetto, ci deve stare perché quella sarebbe la mia immagine interiore e se perdo quella impazzisco completamente perché perdo completamente la la mia fantasia, eccetera.
Qui sì, chiaramente si ritrova, diciamo, il cosiddetto disturbo di personalità perché è quello che accade su un livello comportamentale quindi più superficiale, ed è come vengono messe in atto queste “tattiche”, diciamo così, per tenere l’altro vicino a sé. E il narcisista lo fa ponendosi al centro dell’attenzione, anzi diventando l’oggetto di ammirazione della donna, finché regge è così, ma è un rapporto specchio, l’altro deve esserci.
Oppure, con una dinamica apparentemente opposta ma che ha un contenuto profondo identico, questo controllo si mette in atto con una preoccupazione, un’attenzione eccessiva, stare sempre lì a preoccuparsi, essere estremamente premuroso, eccetera. Ma la cosa fondamentale è che l’altro a questo punto reso praticamente oggetto deve stare lì perché se va via lui impazzisce. Ripensate alla frase Cognetti che a me ha colpito tantissimo “La malattia è riuscire a vedere solo il lato apparente della realtà”. Ecco, ha capito tutto. Quella è la malattia.
A questo punto la donna va via e lui la ammazza perché la ritiene responsabile della propria pazzia quando invece la responsabile dovrebbe essere la madre. Però questo è quello che accade per cui queste persone pur con un comportamento sano, pur con una coscienza che funziona perfettamente, sono completamente pazze. Questo dobbiamo riuscire a capire.
Poi, certo, potremmo aprire un tutto un altro capitolo e chiederci: ma perché le donne si mettono in rapporti di questo genere? Ma semmai lo vedremo un’altra volta. Arrivederci.
Marco Michelini
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Commenti (1)
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Che bomba !!!!! Con grande passione hai descritto l’innamoramento e con enorme chiarezza e coraggio hai trattato il tema dei femminicidi.